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Recovery plan, medici delusi: "La Sanità torna ad essere la Cenerentola di sempre. (27/04/21 14:34)

“Il Recovery Plan approvato dal Consiglio dei Ministri – commenta il Segretario Nazionale Anaao Assomed Carlo Palermo - smentisce la retorica versata a larghe mani sulla sanità pubblica durante 15 mesi di pandemia, a cominciare dalla sua assunzione come priorità della ricostruzione nazionale. Di fatto, la Sanità è tornata a essere Cenerentola, sia per l’esiguità delle risorse che le sono state destinate, sia per il fatto che nessun partito della variegata maggioranza ha ritenuto di farne la propria bandiera dentro il PNRR. I 15 mld sono appena l’8% del fondo europeo, molto meno di quanto destinato al superbonus edilizio, e si giunge a 20 mld solo con la “terza gamba” del disavanzo nazionale. Saranno fischiate le orecchie al MES, vero convitato di pietra”. “Il piano – prosegue Palermo - vede le criticità della sanità territoriale, cui giustamente assegna un terzo delle risorse, ma non giudica bisognevole di investimenti adeguati il sistema ospedaliero, che ha evitato il collasso sociale e sanitario durante la pandemia. I 5,6 mld destinati all’ammodernamento strutturale, tecnologico e digitale degli ospedali appaiono largamente insufficienti rispetto alle necessità, tanto che il Ministro Speranza prevedeva 34,4 mld per gli stessi fini. Eppure, siamo di fronte a stabilimenti ospedalieri vetusti, costruiti nel 45% dei casi prima del 1940, scarsamente flessibili, concettualmente superati, con impiantistica obsoleta, insicuri sotto il profilo sia sismico che dei sistemi antincendio. Con una dotazione attuale di posti letto, 3,1 per mille abitanti, tra le più basse in Europa, causa non marginale dell’incremento della mortalità generale osservato nel 2020”. “Non basta, comunque, - avverte Palermo - l’adeguamento degli edifici per migliorare la cura dei pazienti così come la tecnologia e i posti letto non possono funzionare senza il personale necessario, nemmeno previsto. Manca ogni accenno, nemmeno in una prospettiva futura, al cambiamento della governance degli ospedali e del ruolo dei medici e dei dirigenti sanitari, oggi numeri chiamati a produrre altri numeri, o alla necessità di ridefinire la dotazione organica in senso espansivo, anche per affrontare, con costi a carico del FSN, la pandemia sommersa creata dalle decine di milioni di prestazioni negate e rinviate causa Covid-19. Si sceglie di spendere, però, in una formazione manageriale, peraltro già obbligatoria per l’accesso alle funzioni apicali, funzionale a una fallimentare cultura economicistica”.L'Anaao denuncia poi la scomparsa del finanziamento per eliminare la mobilità sanitaria, "che aumenta le diseguaglianze finanziando i sistemi sanitari regionali ricchi con i soldi di quelli poveri", e inoltre non è stato nemmeno abbozzato un finanziamento aggiuntivo per la sanità del sud, "lasciata nella sua arretratezza strutturale e organizzativa", senza contare gli "scarsi investimenti nella ricerca e nessuna prospettiva per i ricercatori, un ddl collegato al DEF che rilancia l’autonomia differenziata"; infine, una ventilata riforma degli IRCCS di significato incerto. "Un quadro che, per mancanza di coraggio, disegna una sanità se non proprio uguale a prima certo non abbastanza diversa. Unica luce l’incremento di 7.000 posti per la formazione medica post laurea”, conclude l'Anaao. 
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