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Covid-19 e numeri ballerini, le cifre ufficiali si discostano dalla realtà. Il caso delle Rsa in Lombardia (04/04/20 10:42)

Dai dati Istat sul campione lombardo (circa la metà della popolazione regionale) si apprende che nel periodo 1-21 marzo sono state registrate circa 5000 morti in più rispetto all’anno scorso. Nei dati della protezione civile relativi all’intera Lombardia le morti per Covid-19 sarebbero state solo 3000. Nella zona più colpita ci sono quindi almeno duemila vittime «fantasma», persone morte in casa o in residenze per anziani a cui il test non è mai stato fatto. Una conferma indiretta arriva dalla denuncia dei lavoratori che prestano la loro opera nelle residenze sanitarie assistite. Si osserva una «evidente sproporzione di morti rispetto allo stesso periodo degli scorsi anni», sostiene Valeria Negrini, portavoce del Forum Terzo Settore Lombardia. «Secondo nostre stime, il tasso di mortalità in queste strutture, ora al tempo del Covid-19, è almeno del 10%», dice sempre Negrini. E proprio le Rsa sono infatti tra i luoghi dove si sta morendo di più in Lombardia e dove il virus potrebbe trovare diffusori inconsapevoli. Nella sola provincia di Bergamo, in un solo mese, sono morte oltre 600 persone sulle 6400 ospitate nelle strutture. Il dato è altissimo non solo nelle province di Brescia e Bergamo, ma in tutta la regione. E non solo. 14 sindaci del sud-est milanese stanno affrontando la drammatica situazione nelle Rsa di Mediglia e per questo hanno scritto una lettera alla Residenza, ad Ats (Agenzia per la tutela della salute) e alla Regione Lombardia. «Abbiamo esposto la nostra preoccupazione per l’alto numero di morti, così come per le molte persone che lavorando all’interno della struttura possono diventare propagatori del virus», dice Andrea Checchi, sindaco di San Donato Milanese.
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