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Sistema sanitario nazionale, i medici sul piede di guerra si aggiudicano il palma res del primo sciopero nel nuovo anno: l'8 e 9 febbraio (22/12/17 17:06)

L'anno nuovo deve ancora cominciare. E già c'è il primo sciopero generale di categoria. Si tratta dei medici del servizio sanitario nazionale, in lotta contro un Governo che sta portando la sanità allo sfascio. Uno ne hanno fatto poche settimane fa, nel tentativo di cambiare qualcosa di una Legge di bilancio che ha lasciato scivolare l'assistenza medica verso un crinale poco raccomandabile di tagli e privatizzazione. In una nota la lunga lista di sigle sindacali con in testa l'Anaao-Assomed parlano di norma "del tutto insoddisfacente in merito al destino della sanità pubblica". Una manovra da 20 miliardi ne ha destinato la metà a bonus per tutte le età e a micro-provvedimenti, dal giardinaggio, ai bond cuscinetto, "ma niente per arrestare lo slittamento della sanità pubblica lungo il piano inclinato che la porterà a quel 6,3% di PIL di finanziamento che ne certificherà la morte". L’iniziativa delle organizzazioni sindacali della Dirigenza Medica e Sanitaria, culminata nello sciopero nazionale del 12 dicembre, ha permesso di conseguire, anche grazie all’impegno di alcuni parlamentari, alcuni risultati nel passaggio del provvedimento alla Camera: risorse aggiuntive al salario accessorio, sia pure a valere dal 2019; norme della Circolare Madia, che consentono di stabilizzare anche il precariato dei medici e dei dirigenti sanitari, trasformate in legge; maglie allargate per le assunzioni nelle Regioni con i conti in ordine. "Non è sufficiente, e non producono cambiamenti tangibili ed immediati. Occorre, però, tenere conto della bocciatura degli emendamenti per la sanità al Senato, della difficoltà degli stessi ad inserirsi in una manovra elettorale, della debolezza politica del ministero della Salute nei confronti delle onnipotenti Commissioni Bilancio. Nonché del fatto che la sanità è stata espulsa dai discorsi programmatici di ben 4 Presidenti del Consiglio e dalle agende dei loro governi", si legge ancora nella nota dei sindacati dei medici ospedalieri. "Siamo ad un punto critico ed il Governo che verrà non potrà non partire da qui. Dalla iniquità e dalle diseguaglianze anche territoriali e dalla volontà dei medici e dirigenti sanitari di fare tutto ciò che è in loro potere per il diritto alla cura ed il diritto a curare", aggiungono i medici. Ora tocca alle Regioni, che finora hanno garantito i LEA a nostre spese e con i nostri sacrifici, tenere fede ai loro obblighi datoriali e portare il rinnovo del CCNL.
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