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Operatori accoglienza migranti: "Basta con l'emergenza. Proviamo ad essere un Paese normale che accoglie chi è in difficoltà" (28/09/18 17:38)

Vivono condizioni di lavoro difficili, tra spinta precarietà, elevata età media, fenomeni di burn-out e scarsa organizzazione. Sono vittime di uno stigma sociale anti immigrati che ne complica le prestazioni e sono inseritiin un sistema di servizi che fatica a fare rete, schiacciato dalla perdurante logica dell'emergenza. Questo in estrema sintesi il quadro delle condizioni di lavoro, nonché dei bisogni, di chi è impegnato nel sistema dei servizi pubblici per l'immigrazione. A tracciare un resoconto è una ricerca condotta dalla Funzione pubblica Cgil e dalla Fondazione Di Vittorio, dal titolo La condizione delle lavoratrici e dei lavoratori dei servizi pubblici per l’immigrazione.. Un lavoro promosso dalla categoria dei servizi pubblici della Cgil in occasione dell'iniziativa “UeCare - L'Europa Solidale”, in corso in questi giorni a Palermo. Un appuntamento, quello di Palermo, che ha come obiettivo la costruzione di una rete europea dei lavoratori dei servizi ai migranti. Per questa ragione la Fp Cgil ha prodotto una video inchiesta e promosso una ricerca per ricostruire un aspetto poco noto: le condizioni di lavoro di chi opera nei servizi per l'immigrazione, coinvolgendo circa 40 operatrici e operatori. Nello specifico dagli operatori di front-office agli educatori e mediatori culturali delle cooperative sociali, dagli impiegati amministrativi ai medici e airesponsabili/coordinatori dei servizi, che attraversano i comparti delle funzioni centrali dello Stato, degli enti Locali, della sanità pubblica e privata e del vasto mondo socio assistenziale e delle cooperative. I lavoratori e le lavoratrici coinvolti appartengono ai circa 65 mila operatori impegnati nel segmento di soccorso, accoglienza e integrazione (che non comprende il contributo delle forze dell'ordine) e che la Fp Cgil ha cercato di analizzare dando loro voce. Dalla loro diretta testimonianza emerge come, spiega la ricerca, “l'Italia sia ormai stabilmente un Paese di migrazioni, ma che non ha maiabbandonato la logica dell'emergenza”. Non sembra, infatti, “che il sistema dei servizi per l'immigrazione si sia adattato a questoscenario inedito per rispondere ai nuovi bisogni dell'integrazione, ad esempio rafforzando sia i servizi di accoglienza (per la quota dinuovi ingressi di persone richiedenti o beneficiarie di protezione internazionale) sia rispetto all'inclusione sociale e all'integrazionedella componente di immigrati legalmente residenti da tempo, i quali per gran parte risultano ‘lungo soggiornanti’ se non in procinto diottenere la cittadinanza italiana”. 
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