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Morti per il lavoro: le vittime militari esclusi dalle statistiche dell'Inail (24/11/09 13:52)

Morto cadendo da un tetto in costruzione, schiacciato  da un carico di lastre di marmo,  cadendo dalla gru, carbonizzato. Solo ieri altri 5 lavoratori sono deceduti, ma dell'accaduto non c'è traccia sui giornali. Anche i cinque piloti militari di Pisa sono deceduti nell'esercizio delle loro funzioni. Ma chissà perché si fa fatica a ricondurre questi fatti ad un unico comun denominatore: il lavoro che uccide. Stesso destino, ma con due trattamenti diversi. I morti militari, della polizia, più in generale delle forze dell'ordine, non rientrano nelle statistiche elaborate dall'Inail perché non assicurati ad esso. Forse è anche per questo che l’Istituto assicuratore continua a denunciare una  riduzione degli incidenti sul lavoro che, invece, per l'Inca continuano ad essere fortemente sottostimati. Mancano dai dati ufficiali, per esempio, i lavoratori immigrati irregolari, le vittime di incidenti stradali nel percorso casa lavoro. Così come non compaiono le persone che subiscono le conseguenze estreme per l'esposizione ad agenti cancerogeni e tossici, tra i quali anche i soldati deceduti nelle “missioni di pace”. Sono morti esclusi dalle statistiche dell’Inail, ma accomunati da un destino simile a quello dei tanti, troppi decessi nei settori delle costruzioni, della metalmeccanica, dell’agricoltura, per i quali il lavoro di tutela individuale  dell’Inca, svolto in stretta collaborazione con la confederazione, rappresenta un punto di riferimento indispensabile per l'esigibilità dei diritti delle vittime coinvolte e per combattere un fenomeno che non accenna a diminuire.
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