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"Studenti chiusi in una bolla". Manifesto contro la DAD. "A settembre si torna a scuola. Così si introduce discriminazione". Mozione in Commissione Istruzione: "A rischio un milione e mezzo di studenti" (26/05/20 12:31)

Un manifesto per dire 'no' alla didattica a distanza e chiedere che gli studenti a settembre possano tornare a scuola di persona. Magari anche in spazi diversi dagli edifici scolastici, dai giardini ai musei. A lanciarlo sui social è una giornalista e scrittrice genovese, nonché mamma di due bambini di 5 e 6 anni, Paola Setti. L'anno scorso, con il suo libro "Non è un paese per mamme", ha raccontato il calvario delle donne italiane per conciliare lavoro e maternità. "Abbiamo chiuso gli studenti in una bolla, seduti davanti agli schermi, come un problema da rimuovere - si legge nel Manifesto -. Non è stata valutata alcuna ipotesi di sfruttare almeno una parte dei mesi estivi per far recuperare ai nostri figli un po' della scolarità perduta. Si è vagliata invece una improbabile modalità mista tra Didattica a distanza e presenza in classe tre giorni la settimana. Come se fare lezione davanti a un computer potesse sostituire il percorso educativo garantito dallo scambio umano di pensieri, emozioni e vita che può essere attuato solo con la presenza". Il manifesto spiega che "non tutti i figli italiani hanno genitori preparati, in grado di supportarli nella Dad. Le fasce disagiate della popolazione verrebbero discriminate". Poi "questo modello di didattica a distanza peserebbe sulle famiglie e soprattutto sulle donne". Infine "potenziare la Dad sarebbe il preludio per tagliare posti di lavoro". Per il manifesto "l'esigenza di evitare la moltiplicazione dei contagi deve costringerci a ripensare il modello scolastico. Dopo anni di sconsiderati tagli, non si può più risparmiare sul futuro della Nazione". E quindi "ci sono scuole con classi ampie e grandi spazi all'aperto. Ci sono scuole con più insegnanti che bambini. In molti di questi casi, la chiusura delle scuole si sarebbe potuta addirittura evitare solo con un minimo di organizzazione". E ancora: "Il concetto di scuola non potrà più essere legato all'edificio, ma dovrà essere esteso e diffuso: la città dovrà essere ripensata e fare spazio agli studenti. Musei, edifici civili e militari, associazioni di volontariato, circoli ricreativi, parrocchie, parchi". Il manifesto chiede anche un piano di assunzioni di docenti e personale Ata, per consentire la gestione degli studenti a piccoli gruppi ed eventualmente su più turni. Secondo l'appello, "non è troppo tardi per attrezzare, in accordo col Miur, spazi aperti per una scuola estiva"."La riapertura delle scuole - che per molti ragazzi è l'unico presidio educativo disponibile e l'unica agenzia di socializzazione che promuove la cooperazione tra pari - permette di tenere le ragazze ed i ragazzi lontani dalla strada e dal rischio di devianza e contemporaneamente è anche un presidio che garantisce modelli comportamentali positivi, relazionalità attiva e costruttiva nel gruppo dei pari". E' quanto evidenzia una risoluzione - prima firmataria la deputata Vittoria Casa (M5S) ma fortemente voluta anche dal presidente della Commissione Istruzione della Camera Luigi Gallo (M5S)- che domani verrà presentata proprio in Commissione Istruzione. "Laddove le condizioni socio-economiche delle famiglie influenzano in maniera negativa la capacità dei più piccoli di imparare e sentirsi parte integrante di una più ampia comunità, la scuola diventa il presidio a sostegno dell'educazione per eccellenza. Per questo motivo è fondamentale ragionare sull'orizzonte futuro di riapertura in maniera sicura garantendo la salute di tutto il personale scolastico, di studenti e studentesse, tornando ad essere il cardine della vita di milioni di giovani cittadini e cittadine", si legge ancora nel documento nel quale si sottolinea che la didattica a distanza "non raggiunge la totalità degli studenti, rischia di lasciare ai margini estremi del percorso formativo circa 1,5 milioni di studenti e studentesse, creando un'emergenza educativa che si aggiunge a quella sanitaria". La risoluzione evidenzia poi che le classi con un numero eccessivo di alunni "non possono garantire il rispetto delle misure di distanziamento sociale" e impegna il governo tra l'altro a ridurre il numero di alunni per classe attraverso lo sdoppiamento delle classi eccessivamente numerose e la riorganizzazione delle attività didattiche con l'utilizzo di tecnologie digitali; riorganizzare le attività didattiche prevedendo la possibilità che esse siano svolte anche in spazi sia interni diversi dall'aula, sia esterni alla scuola, come parchi, strutture sportive o spazi culturali anche all'aperto di proprietà pubblica o privata, d'intesa con i comuni e i soggetti coinvolti, nella previsione di considerare sempre di più la comunità educante come soggetto principalmente attivo nelle strategie educative; intraprendere le azioni necessarie per la redazione di un Piano didattico-organizzativo finalizzato alla revisione dei criteri per la formazione delle classi e il conseguente adeguamento dei piani di studio e dei relativi orari, con lo scopo di pianificare il rientro a scuola attraverso misure specifiche per il mantenimento e il rispetto delle condizioni di sicurezza sanitaria, al fine di preservare gli studenti e gli insegnanti dal rischio di contagio.
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