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"La lotta di classe dei padroni per la loro impunità". Il Domenicale di Controlacrisi, a cura di Federico Giusti (17/05/20 10:46)

Per i padroni è del tutto inaccettabile che il contagio da Coronavirus preveda qualche loro responsabilità, la motivazione addotta è che le aziende non possono ritenersi responsabili di infezioni contratte in altro luogo. Ma chi stabilisce dove sia avvenuto il contagio? Inizia cosi' la lotta di classe dei padroni per la loro impunità, ricordiamo ancora quando intervennero sui Governi per modificare il decreto legge sulla sicurezza al fin di diminuire le sanzioni e le responsabilità dei datori di lavoro. La risposta padronale al decreto Cura Italia e alla circolare Inail del 3 Aprile scorso non si è fatta attendere, da subito è partita la campagna delle associazioni datoriali per quella che i sindacati definiscono la "pretesa della impunità di massa". La circolare Inail, a seguito delle migliaia di contagi del personale sanitario con centinaia di morti tra medici e infermieri, spiega che nel caso di un eventuale contagio da coronavirus di un lavoratore la responsabilità civile e penale sia a carico dell’azienda per cui lavora. La circolare partiva da un fatto incontrovertibile: i contagi sono avvenuti nelle Rsa e negli ospedali ma anche nei magazzini, nelle fabbriche., negli uffici e nei mezzi pubblici aperti ed operativi nelle settimane di maggiore incidenza del contagio. I lavoratori avevano protestato perchiudere i posti di lavoro, alcuni di loro sono stati licenziati e sanzionati per avere pubblicamente denunciato carenza\assenza di dpi, lqueste voci scomode sono rimaste spesso inascolatae come dimostrano le migliaia di aziende rimaste aperte. E nonostante il crollo delle ore lavorate, il numero di infortuni e incidenti sul lavoro è rimasto inalterato a dimostrazione che sulla salute e sicurezza si sta facendo ben poco, almeno questa è l'opinione sempre piu' diffusa. I padroni contestano la norma secondo la quale l'azienda sia oggettivamente responsabile del contagio e ribadiscono che l'adozione di protocolli di sicurezza dovrebbe esentare da ogni responsabilità i datori di lavoro. Fatto sta che molti dei protocolli sono validi sulla carta ma all'atto pratico non esistono reali tutele a difesa della salute e sicurezza, lo troviamo scritto in tanti volantini distribuiti nelle aziende private e anche nel pubblico impiego. I dati Inail dicono che il 73,2% delle denunce e quasi il 40% dei casi mortali di coronavirus riguardano il settore della sanità e assistenza sociale ma il numero delle denunce è ancora troppo basso rispetto ai numeri reali, centinaia di pratiche sono in partenza e i dati numerici potrebbero essere di dimensioni assai maggiori. E' quindi appropriato equiparare l’infortunio sul lavoro al contagio da coronavirus? A nostro avviso sì, perchè infermieri, medici, autisti od operai hanno contratto il virus nello svolgimento del servizio, per molti di loro sarebbe stato sufficiente avere i dpi adeguati o le misure di sicurezza necessarie ed indispensabili per rimanere in salute. Chi sono allora i responsabili? Sicuramente quanti hanno sottovalutato la pandemia , quanti avrebbero dovuto acquistare dpi e chiudere i posti di lavoro, evitare folli decisioni come quella di trasferire ammalati nelle Residenze per anziani. Ma tra i responsabili ci sono anche aziende ed imprenditori, amministratori di società che non hanno sentito ragione a fronte della richiesta di chiudere le attività per evitare il diffondersi del virus. E' quindi del tutto fondata la paura di tanti\e che temono una sorta di impunità di massa e la classica pietra tombale sulle responsabilità per le stragi da coronavirus. Non sarebbe del resto la prima volta che le istanze dei padroni hanno la meglio sulle ragioni dei lavoratori, sulle richieste a tutela della salute e sicurezza non solo loro ma di tutti i cittadini.
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