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"Credere nella giustizia ma non nei suoi esecutori e ancor meno nei detentori del potere legislativo". Il Domenicale di Controlacrisi, a cura di Federico Giusti (19/04/20 09:10)

E' un pensiero martellante nella testa di generazioni che hanno attraversato gli ultimi 80 anni di storia italiana, ridurre la idea di giustizia a un corpo di regole sarebbe fin troppo facile perchè poi chi stabilisce le regole e le fa rispettare?Siamo inseguiti da spettri, da una democrazia incompiuta ma continuiamo a subire il fardello delle decennali sconfitte sociali, politiche e culturali, una comoda situazione di passività che alla fine suona come assoluzione per gli errori commessi in anni recenti.Ricordare il passato è necessario se utile a confutare il presente, al fine di trarre insegnamenti indispensabili per non ripetere gli stessi errori, non servono vati ma attenti e rigorosi lettori capaci di trasmettere alle giovani generazioni conoscenze e non dogmatismi.Quanti per decenni hanno criticato l'autoritarismo comunista oggi sono silenti, non intravedono neppure i pericoli del capitalismo digitale, anzi sono completamente asserviti al suo potere. Del resto da quando mondoè mondo icortigiani restano pur cambiando i padroniNon esistono tecnologie e pratiche di sorveglianza trasparenti ed etiche, per troppo tempo ci hanno fatto credere che la rete fosse lo spazio ove raggiungere libertà e democrazia tanto agognate quanto irrealizzate nella vita reale.Poco si va discutendo della app che permetterebbe di controllare ogni cittadino e i suoi spostamenti, se serviva una giustificazione etica e morale al controllo sociale la pandemia ne sta offrendo una difficile da confutare: saremo tutti piu' controllati a tutela della nostra stessa salute.Ma chi controlla poi i nostri controllori? E soprattutto chi vuole tutelare la nostra salute cosa ha fatto fino ad oggi?Nelle Residenze per anziani è avvenuta una strage di innocenti, non si tratta per noi solo di colpire i responsabili individuali ma di abbattere quel sistema che ha reso possibile la rapida diffusione dei contagi.Il rischio che corriamo è quello di affidarci a un'idea\pratica di giustizia che giusta non sarà, per contenere il virus saremmo dovuti stare a casa ma invece a oltre la metà degli italiani è stato imposto di recarsi al lavoro, avrebbero dovuto requisire gli ospedali privati ma invece si sono spesi soldi pubblici per un ospedale a Milano del tutto inutile visto l'esiguo numero degli ammalati che puo' ospitare, dovrebbero fare gli esami seriologici a tutti ma invece la stragrande maggioranza dei cittadini viene esclusa. Chi pretende di operare per la nostra sicurezza sta operando scelte del tutto opposte.Chi ha smantellato la sanità pubblica rischia , ancora una volta , di farla franca.Nelle ultime settimane sono state prodotte normative spesso contraddittorie tra competenze statali e Regionali a dimostrare che il federalismo imposto era funzionale al potere di lobbies e non alla democrazia reale.Ma anche in materia di riforme statali rischiamo di ritrovarci i fautori dell'autonomia nuovamente protagonisti della scena politica nonostante il fallimento del loro sistema sanitario. La Riforma del Titolo V della Costituzione, voluta a destra come a sinistra, è uno dei principali problemi, spinge le Regioni a sostituirsi allo Stato nell'adozione di politiche sanitarie che invece dovrebbero essere uguali per tutti\e e analogo discorso vale per welfare, educazione e altro ancora.Il capitalismo della sorveglianza bussa alle nostre porte, non basta rivendicare la proprietà pubblica dei dati perchè per anni abbiamo invocato il rispetto della Costituzione a quanti quella Carta la stavano stravolgendo. Possiamo fidarci di quanto oggi rappresentano il pubblico? Ricordiamolo sono gli stessi che il pubblico lo hanno distrutto non solo materialmente ma ai nostri stessi occhi facendoci credere che privato è sinonimo di efficienza ed economicità.Chi oggi pretende di controllare (e punire) tutti\e, dovrebbe prima garantire alla cittadinanza un sistema sanitario degno di questo nome, anteporre al profitto la salute e sicurezza dei cittadini.I fautori della apertura di aziende e magazzini hanno cambiato nel corso delle settimane le loro posizioni, una girandola di conferenze stampa contraddittorie per confutare quanto era stato loro detto pochi giorni prima, posizionandosi a seconda dei dettami dei loro padroni: la classe imprenditoriale e il connubio tra poteri economici e politici imperante nelle regioni del centro nord.Allora non riduciamo ogni ragionamento ad una app o alla banda larga, ai ritardi tecnologici del sistema italico , chi controllerà i nostri controllori? E chi avrà la forza di affermare un nuovo modello di sviluppo e di democrazia?Le domande alle quali prima o poi dovremo tutti\e rispondere
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