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Disquilibrio di genere (21/09/18 10:32)

La rete femminista DI.RE, che fa parte del movimento Non Una di meno, ha lanciato un appello per il ritiro del disegno di legge n.735,”Norme in materia di affido condiviso,mantenimento diretto e garanzia di bi genitorialità”, presentato dal senatore Pillon e altri. Un appello che va sottoscritto con convinzione, non solo e non tanto per una motivata e giustificata (dall’esperienza) diffidenza nei confronti degli esponenti della Lega soprattutto quando dissertano di donne e di famiglia, ma per profonde ragioni di merito. Intanto la violenza contro le donne va nominata come violenza maschile contro le donne, che non è certo una emergenza o un insieme di episodi isolati ma rappresenta un problema strutturale della società patriarcale, in Italia e nel mondo. Una violenza fisica, psichica, sessuale, praticata per strada, nei luoghi di lavoro, in rete, nel ‘sacro’ luogo famigliare, da uomini di ogni ceto sociale, di ogni grado di cultura, da stranieri e nativi, da uomini “normali”, da preti, da bravi padri di famiglia, mariti, compagni. Il disegno di legge, in linea con quanto contenuto nel famigerato ‘contratto di governo, interviene in difesa dell’unità della famiglia e della uguaglianza tra i genitori, imponendo una mediazione obbligatoria in tutte le separazioni, l’affidamento congiunto (contro cui gran parte del movimento femminista a suo tempo espresse forti perplessità), il doppio domicilio per i/le minori, una sorta di mantenimento condiviso per figli e figlie. In linea con le richieste di gran parte dei padri separati, il senatore Pillon sembra ignorare che la maggior parte delle separazioni derivano dalla violenza del coniuge su moglie e figli/e, che l’affidamento di figli e figlie diventa spesso elemento di ricatto e di controllo sulle donne. Inoltre, sulla questione del mantenimento, esiste notoriamente e nella stragrande maggioranza dei casi, un disquilibrio economico tra uomini e donne a favore degli uomini, una differenza nel welfare per le donne, che si dividono tra il lavoro (scarso) e le cure parentali (tante). Il disegno di legge ignora la pratica concreta delle caserme e dei tribunali, dove è già difficile per le donne dimostrare la violenza subita dal compagno. Inoltre le scarse risorse economiche costringerebbero le donne a rinunciare a una separazione onerosa, a dover mediare obbligatoriamente con i loro tiranni per l’affidamento dei figli, in nome della sacralità della famiglia, che i leghisti vogliono una e ‘tradizionale’ composta di un papà e di una mamma, al di sopra e spesso contro la libertà e l’autonomia delle donne. Le reti dei centri antiviolenza chiamano a una mobilitazione nazionale il 10 novembre contro questo disegno di legge e, in generale, contro la diffusione di una cultura patriarcale e fascista che trova in questo governo (e in particolare nel ministro leghista della famiglia) un forte supporto culturale, politico, legislativo.  
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