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"Il crollo del ponte di Morandi, squaderna sotto gli occhi di tutti la necessità di un Piano nazionale di ricostruzione di gran parte delle infrastrutture del Paese". Intervento di Luigi Agostini (17/09/18 22:22)

l crollo del ponte di Morandi - fatto in sé altamente tragico come in tutte le vicende in cui la morte fa il suo ingresso - assume il significato di un marchio simbolico, indelebile, su una intera stagione della storia italiana, la stagione delle privatizzazioni.Il crollo del ponte, le macerie, quel che resta del ponte, una specie di gigantesco dito accusatorio, - il dito del Dio vendicativo del Vecchio Testamento, - in termini di psicologia di massa, rappresentano plasticamente un giudizio senza appello di una intera classe dirigente.Sotto le macerie, sempre in termini di psicologia collettiva, senza tanti distinguo, è finita particolarmente l’intera classe dirigente del Centro Sinistra, e nel girone più profondo la Sinistra dei privatizzatori.Nel girone ancora più profondo - nella Caienna - la Sinistra cristiana e soprattutto la Sinistra ex-comunista, vissuti nell’immaginario di molti come primi responsabili della caduta del ruolo del Pubblico, se non come apostati di una intera tradizione e cultura politica, come l’Enrico quarto per cui Parigi val bene una messa.I fischi e gli applausi al funerale delle vittime non sono stati che la traduzione, direbbe Elias Canetti, la forma drammatica di questa psicologia di massa e hanno assunto il carattere di un giudizio biblico.La politica, nei momenti culminanti, assurge sempre ai vertici della tragedia.L’economia mista ha contraddistinto la storia dello sviluppo del Paese.La presenza pubblica ha svolto per decenni un ruolo di motore dello sviluppo e contemporaneamente ha rappresentato un luogo di mediazione e d’incontro tra le diverse ipotesi politiche di sviluppo del Paese. Per di più, la presenza pubblica è stata luogo straordinario di mediazione dei conflitti territoriali e sociali e insieme strumento formidabile per affrontare gli squilibri storici, come la questione meridionale.A cavallo del secolo si realizza il più grande trasferimento della Proprietà e quindi della ricchezza della storia del Paese.Banche, Assicurazioni, Imprese, Servizi, in pochi anni passano, sostanzialmente in blocco, dalla Proprietà dello Stato alla Proprietà dei Privati.Le conseguenze non si fermano alla questione pure centrale della concentrazione della ricchezza (a proposito dell’esplodere delle diseguaglianze) ma investono il funzionamento generale del sistema produttivo, dall’equilibrio tra le aree (la questione settentrionale sostituisce la questione meridionale), al ruolo e carattere del suo sistema produttivo, in primo luogo delle grandi imprese nel passaggio storico dalla dimensione nazionale alla dimensione europea e poi mondiale dei mercati e quindi della dimensione delle stesse imprese.Il processo ha il suo momento d’inizio nella privatizzazione della cosiddetta “foresta pietrificata” - formula di Amato, - del sistema bancario, e assume subito i caratteri di quella che è chiamata finanziarizzazione dell’economia.Nel 1993 si abroga la legge bancaria del 1936. Entra in vigore il nuovo Testo Unico Bancario. Si ri-adotta il modello della banca universale. Si cancella la separazione tra banca d’investimento e banca commerciale. Cominciano le grandi operazioni di concentrazione.Negli Stati Uniti, il Glass Steagall Act, che cancella la piu grande riforma di struttura del sistema bancario dell’era rooseveltiana - la separazione tra le due funzioni bancarie –avviene nel 1999.)Le banche, liberate dai vincoli della legge del 1936, progressivamente perdono la loro funzione istituzionale e diventano semplici macchine al servizio del profitto privato.Il profitto della banca diventa il parametro della retribuzione del banchiere.Il principio adottato “originate to distribute”si condensa in una nuova parola d’ordine: eroga il credito e vendi il rischio sul mercato dei fondi speculativi.Le reti bancarie si trasformano velocemente in reti distributive di prodotti finanziari, allontanandosi sempre più dalla connotazione infrastrutturale di erogatori di servizi creditizi a supporto della economia reale.La dicotomia fra la nuova logica dell’impresa privata e l’antica logica della funzione infrastrutturale del sistema bancario non può che accentuarsi e farsi dirompente.La mercificazione del debito attraverso le operazioni di cartolarizzazione, alimenta comportamenti speculativi, sostituendo rapidamente il modo di agire prudente del banchiere pubblico della legge del 1936.In pochissimo tempo si realizza la piena finanziarizzazione del sistema bancario.Il mestiere del banchiere cambia radicalmente, come cambia il meccanismo della sua retribuzione.In un sistema banco centrico come quello italiano, la logica del “originate to distribute” accentua la tendenza degli imprenditori a far indebitare le loro aziende piuttosto che capitalizzarle.Da qui il nanismo permanente del nostro sistema produttivo, in cui il 95% delle imprese ha meno di dieci dipendenti.La privatizzazione del sistema bancario fa da apripista alla privatizzazione a valanga del sistema industriale pubblico.Uno dei paradossi più eclatanti della Sinistra sociale e politica - Partito e Sindacato - di tutta la stagione delle privatizzazioni, è che mentre si persegue lo smantellamento dell’economia mista, cioè la grande ritirata dello Stato, si riduce cioè drasticamente la forza dello Stato, contemporaneamente si concettualizza un Sindacato che fa dei diritti la sua parola d’ordine, come se i diritti non presupponessero uno Stato forte, vivessero di sé, di una propria vita autonoma. L’Italia - con lo smantellamento dell’intervento pubblico - si avviava a diventare un paese senza più grandi Imprese: un sistema invertebrato.L’irrompere della crisi del 2007 svolge la funzione della classica cartina di tornasole sull’intero processo delle privatizzazioni italiane: rivela fino in fondo la fragilità fino all’inconsistenza della scelta della via delle privatizzazioni.L’onda distruttrice originata dal fallimento della Lehmann-Brothers si abbatte sull’Europa, ma ha subirne i contraccolpi più duri sono soprattutto i paesi meno strutturati. Paesi che, come il nostro, invece di riorganizzare la presenza pubblica avevano semplicemente deciso di liquidarla quasi in blocco.Molti ancora oggi ritengono - specialmente i cantori interessati della flessibilità del lavoro -, che la tenuta della Germania sia dovuta ai minijobs introdotti da Schroder; In realtà dietro la potenza dell’apparato produttivo tedesco, prima ancora di altri fattori, sta la Banca Pubblica KfW che assicura i “capitali pazienti” di cui parla M. Mazzucato, e Fraunhofer, la rete di istituti di ricerca pubblica, che garantisce collegamenti sistematici tra Scienza ed Industria.In Italia complice la Sinistra dei Privatizzatori, abbiamo avuto – al posto della riorganizzazione e creazione di una Fraunhofer italiana -, la Jobs Act., l’ultimo atto della serie di leggi sulla “flessibilizzazione del lavoro” iniziata con T. Treu.Quando il governo privatizzò, all’inizio degli anni 90 Telecom Italia, la prima cosa che fece la compagnia telefonica fu quella di tagliare la Ricerca/Sviluppo. Stessa cosa per la siderurgia. Stessa cosa, mediamente, per le tante aziende privatizzate.Ancora oggi, menti sottili ma non completamente disinteressate, visti i ruoli coperti successivamente in Autostrade, come S. Cassese o P. Costa, ministri di Prodi, rivendicano la giustezza e lungimiranza di quella scelta; sinteticamente tutta la loro teoria può essere tradotta in uno schema contrattuale: il Privato gestisce e lo Stato regola. Lo Stato da imprenditore diventa Stato Regolatore. Regola il Privato attraverso la costituzione di Authority “indipendenti”. Dalle Regole contrattuali scaturiscono le modalità di Controllo.Come se il fenomeno delle privatizzazioni fosse possibile trattarlo come un fenomeno strettamente giuridico, e non economico sociale!Sorge spontanea una domanda elementare: la regolazione richiede competenza; Ma la competenza non può che essere il prodotto di una gestione concreta e prolungata, cioè di un expertise in grado di formare ed affinare la competenza stessa; come fa uno Stato senza gestire, pretendere di regolare una situazione che non conosce perché non gestisce? Se si è capaci di regolare, si è capaci, pour cause, di gestire.L’altra strada, quella del risanamento prima, e del “conferimento” poi delle grandi imprese pubbliche al progetto in costruzione della nuova impresa alla scala del nuovo Mercato europeo/mondiale, modello Airbus, fu semplicemente accantonata e sepolta dalla ideuzza dello Stato Regolatore. Oggi però Airbus contende alla Boeing l’egemonia dei cieli.Con lo smantellamento in blocco dell’economia mista - senza distinguere i panettoni dall’acciaio - si realizza la fine della grande impresa, settori strategici passano sotto controllo straniero, specie tedesco o francese, l’intero sistema produttivo perde in coesione e competitività. Lo Stato perde progressivamente ogni capacità di visione strategica.Oggi, a nord della linea gotica, buona parte del sistema industriale è integrato nella catena del valore tedesca. Qui siamo.L’impresa privata è considerata generalmente come una forza innovativa, mentre lo Stato è considerato un pachiderma inerziale.La Sinistra Storica è stata colonizzata o si è fatta colonizzare dal Mercato. Ha portato la sua tradizione storica sotto i calcinacci del Ponte di Morandi.Per la Sinistra, riprendendo il concetto di Wals, l’obiettivo più importate diventa ora la riconquista del significato della Parola.Senza una nuova concezione del Pubblico, dello Stato, la Sinistra si riduce a declamazione retorica, si riduce cioè a svolgere una funzione puramente esortativa, da profeta disarmato: si condanna alla impotenza e quindi alla inutilità o peggio ancora al tradimento delle sue ragioni originarie.Un contributo particolarmente fecondo ad una ri-concettualizzazione della funzione dello Stato, del Pubblico viene dall’opera di M. Mazzucato.Riconcettualizzazione fondata su teoria e storia, sull’integrazione tra teoria e storia, sull’esperienza storica come base dell’analisi teorica secondo un modo analitico di procedere che va da Schumpeter a Polany, a Marx: l’impresa innovativa i contesti innovativi sono prodotti dalla Storia e quindi della Politica e come tali vanno assunti come centro della riflessione e della dinamica e dei modelli di sviluppo. E quindi della battaglia culturale e azione politica.Contro la vulgata dominante, senza gli investimenti guidati dal settore pubblico, dall’agenzia Darpa, - sostiene Mazzucato - la Sylicon Valley non sarebbe mai esistita.Al tempo della rivoluzione informatica, al tempo della sua inimmaginabile “Potenza di Calcolo”, alla base di ogni ipotesi di sviluppo va posto il nesso tra industria e scienza. Il rapporto tra Ricerca scientifica e Industria rappresenta come non mai il Cuore del rapporto tra crescita e innovazione.Come si organizza la ricerca? Modello Fraunhofer o incentivi in gran parte inutili alle imprese?Come si organizza una politica di Investimenti: capitali pazienti oppure detassazione in gran parte inutili degli utili alle imprese?Crescita quindi trainata dall’innovazione.Innovazione significa incertezza e rischio, secondo la celebre distinzione operata da F. Knight.Mentre l’incertezza resta alla scala del Privato, il rischio, il rischio “incommensurabile”, non può che rinviare alla dimensione del Pubblico.Dello Stato Innovatore.Il crollo del ponte di Morandi, squaderna sotto gli occhi di tutti la necessità di un Piano nazionale di ricostruzione di gran parte delle infrastrutture del Paese. Di un vero e proprio Piano del Lavoro, direbbe Di Vittorio.Solo cosi, l’economia torna a ridiventare Economia politica, solo cosi una nuova Sinistra può riappropriarsi della sua Storia e riaprire la partita del futuro.
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