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Milagro e Santiago, i due casi di repressione che stanno segnando il regime di Macrì in Argentina. Grandi manifestazioni in tutto il Paese il primo settembre. La solidarietà del Prc (04/09/17 08:15)

Ad un mese della sua scomparsa, migliaia di argentini hanno riempito il primo settembre scorso le strade del paese per reclamare allo Stato la vita del giovane Santiago Maldonado, il cui caso ha scosso l'opinione pubblica, che chiede sapere la verità. Da Buenos Aires fino alla Patagonia, il grido per Santiago ha caratterizzato le manifestazioni, soprattutto nell'emblematica Plaza de Mayo, testimone della lotta di madri e nonne che nelle oscure epoche dell'ultima dittatura militare in questo paese piansero proprio lì i loro figli scomparsi. Santiago è scomparso nel corso di alcune operazioni di polizia contro la comunità mapuche in resistenza a Chubut, dove occupano le terre dell'italiano Benetton. "Dove sta?", "Vogliamo una risposta subito", poteva leggersi in vari dei cartelli di organizzazioni politici e sociali, vari sindacati, studenti, maestri, operai e cittadini del comune nella capitale argentina.Persone arrestate e scomparse, diritti sociali ed umani lesi continuamente sono il biglietto da visita del governo neoliberista Mauricio Macri, che in ultimo ha pensato bene di chiedere lo sfratto per un’associazione storica come quella delle “Madres de Plaza de Mayo”, che hanno incarnato lo spirito del dolore per i 30.000 desaparecidos durante la dittatura argentina. Da una tribuna installata nella Piazza, ad alcuni passi della Casa Rosada, sede del governo, suo il fratello di Santiago, Sergio, ha preso la parola con la voce quasi rotta dal pianto. “Ad un mese”, ha detto, “lo Stato continua a negare la sua scomparsa per le mani della gendarmeria. L’unico atto prodotto dalle autorità è stato criticare Santiago, i suoi amici e la mia famiglia, siamo stati maltrattati dalla signora ministra di Sicurezza (Patricia Bullrich) che ha dimostrato di non essere qualificata per questo incarico”. Il fratello maggiore di Maldonado hah chiesto "un'investigazione seria, che si investighi tutto il personale della gendarmeria che era quel 1º agosto a Cushamen”.L'altra vicenda di repressione riguarda Milagro Sala. Milagro è indigena, deputata al Palasur e attivista della Tupac Amaru, arrestata il 16 gennaio 2016 nella Provincia di Jujuy nella parte estrema nord-ovest del paese, con l’accusa di “istigazione a delinquere” per aver condotto una protesta pacifica. Detenuta senza processo per più di sei mesi, è stata protagonista di una campagna di solidarietà caratterizzata dall’hastag #libertadporMilagroSala che ha invaso i social.Oggi Milagro Sala è agli arresti domiciliari grazie alle pressioni di diversi Comitati che, muovendosi unitariamente, hanno ottenuto l’intervento delle Nazioni Unite, che a loro volta ne hanno ritenuto la detenzione arbitraria.Il Partito della Rifondazione Comunista solidarizza con la famiglia di Santiago, con i democratici argentini, chiede la liberazione immediata di Santiago Maldonado, e che siano individuate le responsabilità politiche ed effettive di chi lo ha detenuto forzatamente.#dondeestàSantiagoMaldonado #apariciònconvida sono gli hastag che invadono i social network accompagnando la foto di questo giovane ragazzo.
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