m.ControLaCrisi.org - (visualizza versione completa)

Gaza, apre la prima biblioteca pubblica nata grazie al tam tam sui social. "Un luogo dove incontrarsi e socializzare" (09/08/17 08:46)

Il sogno di Mosab Abu Toha si è avverato. Tra un paio di settimane a Beit Lahia, nella parte nord della Striscia di Gaza, sarà inaugurata una biblioteca pubblica che diventerà un punto di riferimento per chi vuole leggere in tranquillità un libro e un luogo di aggregazione dove incontrarsi e socializzare. Abu Toha, 25 anni, di professione scrittore, sa che i libri aiutano a formare persone colte, consapevoli e contrarie alla guerra. Il popolo di Gaza vive sotto assedio ormai da tanti anni e le campagne militari israeliane che si sono susseguite nel corso del tempo hanno distrutto numerose case e larga parte del territorio, rendendo sempre più inospitale questa striscia di terra dove vivono due milioni di persone. Gaza soffre per l’assenza di infrastrutture. Dopo i bombardamenti israeliani del 2014 pressoché nulla è stato ricostruito, tanto meno i luoghi destinati alle attività culturali. Le poche biblioteche che esistono sono situate nelle università.Nella struttura di Beit Lahia, che si trova in Eastern Square ed è intitolata “Edward Said Public Library”, al momento lavorano due persone ma l’obiettivo è formare un team di volontari. “La gente – spiega Mosab – potrà prendere a prestito i libri, assistere alle conferenze e alle lezioni che proporremo. Stiamo pensando anche di proiettare documentari e film letterari. Sarà qualcosa di più di una semplice biblioteca”. I volumi che occupano gli scaffali sono stati spediti dall’estero nella Striscia da chi, dopo aver appreso dell’iniziativa del giovane palestinese sui media di tutto il mondo (il primo articolo è stato pubblicato da Nena News), ha deciso di sostenere concretamente il progetto. “Abbiamo ricevuto un migliaio di libri da diversi paesi (Stati Uniti, Australia, Inghilterra, Italia, Germania e Giappone) e ne arriveranno molti altri – sottolinea Abu Toha – I generi comprendono la letteratura, la psicologia, la sociologia e la politica. Tra i vari autori, Charles Dickens, Noam Chomsky, Thomas Paine, Bertrand Russell, Edward Said e Fëdor Dostoevskij”. Grazie ai 10mila dollari che ha raccolto, lo scrittore palestinese ha affittato per un anno un locale con due stanze acquistando scaffali, armadi, sedie, tavoli e scrivanie: “Avrei voluto uno spazio più grande ma non è stato possibile. Con questo denaro pagherò lo stipendio di un bibliotecario ma servono ulteriori fondi per coprire i costi operativi e magari assumere un altro dipendente. Avrò bisogno anche di due computer”.Mosab Abu Toha, presente su Facebook come Mosab Mostafa, ha aperto una pagina su questo social network per promuovere il progetto: “Voglio dare vita a una biblioteca pubblica nella quale tutti gli abitanti di Gaza possano sedersi e leggere libri in un’atmosfera di pace e tranquillità. Di solito la gente trascorre il proprio tempo libero nei caffè. Molte persone preferirebbero avere un posto dove leggere e migliorare il proprio livello di istruzione, piuttosto che passare il tempo chiacchierando e giocando a carte”. Prima di lanciarsi in questa avventura, Abu Toha era disoccupato, come la maggior parte degli abitanti di Gaza, regione dove la mancanza di lavoro è diventata un fenomeno endemico. A volte il giovane palestinese riesce a dare qualche lezione di inglese: “Ho studiato lingua inglese all’Islamic University di Gaza e mi sono laureato nel 2014. La cerimonia di laurea è stata cancellata a causa dell’ultimo assalto israeliano avvenuto durante l’estate di tre anni fa”. Quanto alla possibilità di frequentare le poche biblioteche esistenti, ricorda Mosab, la maggior parte delle persone non può né usare né prendere in prestito i libri. Questo diritto è riservato a chi studia e lavora all’università. Le biblioteche, inoltre, sono accessibili solo negli orari di apertura delle strutture universitarie: “Da quanto mi risulta, nella Striscia sono presenti meno di cinque biblioteche, che tra l’altro non possiedono libri scritti in inglese. Il mio scopo è tentare di rendere disponibili quanti più libri possibili visto che a Gaza vivono tanti topi di biblioteca che possono leggere i libri pubblicati in inglese. Voglio mettere a disposizione di tutti i miei concittadini un luogo dove sia possibile leggere un romanzo o un saggio ma anche dove le persone possano incontrarsi, discutere e scambiare idee e opinioni”.Abu Toha rivolge un appello a chi fosse interessato a sostenere il progetto. “L’indirizzo al quale inviare i libri è il seguente: Mosab Abu Toha, Omar Almokhtar St., Gaza – Palestine, Israel, zip code 00972. Il mio numero telefonico è 00972592213114. L’email è bookshopforgaza@gmail.com. L’obiettivo è continuare a raccogliere fondi per pagare l’affitto della libreria. Ho bisogno di aiuto”, spiega Mosab che si occupa di contattare le persone che donano i libri e di ricevere la merce. Sulla pagina Facebook “Library & Bookshop For Gaza” è possibile contattare Mosab, che accetta sia libri nuovi che libri usati, ovviamente purché siano in buone condizioni. Abu Toha ha bisogno di tanti sostenitori e di una struttura organizzata che promuova il progetto fuori dai confini di Gaza. Mosab rassicura i donatori sul fatto che i pacchi spediti dall’estero arriveranno a destinazione: “Ho ricevuto donazioni da diverse parti del mondo. La merce passa attraverso il valico israeliano”. Quali libri vuole raccogliere il giovane palestinese? “Cerco volumi di diversi generi: letteratura, psicologia, filosofia, politica, religione e sociologia. Chi visita Gaza può trovare numerosi giovani e anziani che leggono nelle proprie case e nelle biblioteche universitarie”. Nella Striscia i ragazzi incontrano grandi difficoltà a intraprendere un percorso di studio: “Purtroppo molti ostacoli si frappongono tra gli studenti e l’opportunità di accedere all’istruzione universitaria. La situazione è aggravata dalla mancanza di lavoro e dall’impossibilità di viaggiare all’estero per completare gli studi post-universitari”. Abu Toha ha le idee chiare sulla necessità di diffondere la cultura, un’esigenza avvertita anche a Gaza, dove qualcuno potrebbe pensare che i bisogni degli abitanti riguardino più gli aspetti materiali che quelli spirituali della vita: “Penso che leggere contribuisca a rendere le persone più umane, pacifiche, intelligenti e di ampie vedute. La cultura consentirà ai palestinesi di diventare consapevoli della questione dell’occupazione della propria terra. I libri possono insegnare come gli altri popoli sottomessi hanno combattuto i propri conquistatori”.
Chi Siamo | Webmaster: Luciano Ferraro