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"Il Venezuela non rappresenta alcuna minaccia per la pace. Quelle di Trump sono violazioni del diritto internazionale e offese alla sovranità di quel Paese". Intervento di Marco Consolo (resp. Esteri Prc) (17/08/17 10:24)

Il Partito della Rifondazione Comunista- Sinistra Europea esprime la più ferma condanna delle minacce di Donald Trump, Presidente degli Stati Uniti, di intervenire militarmente contro la Repubblica Bolivariana del Venezuela, incrementando le aggressioni già realizzate dal suo governo contro il Paese.Le minacce di intervento militare nei confronti di una nazione sovrana violano palesemente il diritto internazionale e offendono la sovranità del Venezuela, il cui popolo ha eletto le proprie istituzioni e autorità in maniera democratica e costituzionale. Le arroganti minacce di Trump, insieme a quelle del vice-Presidente statunitense Mike Pence (in visita ad hoc in Sud America), si aggiungono alle gravi dichiarazioni del capo della CIA, Mike Pompeo, che ha di recente ammesso le pressioni nei confronti del Messico e della Colombia per coinvolgerli in una strategia offensiva verso il Venezuela. Allo stesso tempo, il PRC-SE denuncia le ulteriori sanzioni di Washington nei confronti di funzionari dello Stato e del Presidente costituzionale, Nicolás Maduro.L’Unione Europea, che non ha nessun diritto ad intromettersi negli affari interni di una nazione sovrana, deve smarcarsi dalla “chiamata alle armi” del presidente Trump, per queste irresponsabili e minacciose dichiarazioni e chiedergli di abbandonare la sua politica imperiale.Il Venezuela non rappresenta nessuna minaccia alla pace, come ha riconosciuto lo stesso relatore dell’ONU a Ginevra lo scorso 11 agosto. Il PRC-SE esige rispetto per i popoli che decidono liberamente il proprio futuro, così come avvenuto in Venezuela lo scorso 30 luglio con le elezioni per l’Assemblea Nazionale Costituente.Infatti, nonostante l'intensificarsi delle violenze e i tentativi di impedire l'accesso ai seggi, promossi dai settori oltranzisti dell’opposizione (Mud) e dai loro gruppi paramilitari, 8.089.320 di venezuelani hanno esercitato il loro diritto di voto. Contrariamente alla pantomima elettorale promossa dalla Mud lo scorso 16 luglio (con le schede bruciate la sera stessa della consultazione), i risultati delle elezioni per la Costituente sono verificabili, sia dall'opposizione, che dagli osservatori internazionali indipendenti. Il risultato di questa ventunesima tornata elettorale in diciotto anni, non è stato riconosciuto dalle destre venezuelane e internazionali, che paradossalmente lancia accuse di “dittatura” e adduce brogli nel sistema elettronico di votazione, definito dallo stesso ex-Presidente degli Stati Uniti, James Carter, più affidabile e trasparente di quello statunitense. La verità è che l'unica strada perseguita dall’opposizione violenta venezuelana è stata quellagolpista, dell'eversione violenta dell'ordinamento costituzionale: interrompere con ogni mezzo la vita democratica del paese, senza curarsi dei costi umani ed economici. Ogni circostanza, ogni possibile ricomposizione pacifica del conflitto, è stata piegata a questa strategia terroristica. Persino i tentativi del Papa, di alcuni ex-Presidenti e dell'ex-premier spagnolo Zapatero, di comporre per via negoziale questa crisi, sono stati respinti dalla Mud. Di tutto ciò, curiosamente, nessuno scrive. Il voto costituente ha sconfitto la strategia della destra violenta venezuelana che puntava al caos ed all’ingovernabilità, provocandone la divisione sul che fare alle elezioni amministrative regionali che si terranno il prossimo ottobre. Infatti la gran parte dell’opposizione ha deciso di partecipare ed ha iscritto i propri candidati presso il Consiglio Nazionale Elettorale.Nonostante il clima di intimidazione internazionale, il governo Maduro ha riaffermato senza esitazioni la via della partecipazione, del confronto, della “democracia participativa e protagonica”. L'operato dell’Assemblea Costituente in questo senso sarà molto importante, ma ancor di più potrà esserlo l'abbandono da parte delle destre di ogni strategia terroristica. Il sostegno delle classi subalterne venezuelane alla Costituente, la resistenza dei governi “progressisti”, le difficoltà del governo golpista di Temer in Brasile, e di Macri in Argentina, dimostrano quanto ancora le sinistre latino-americane siano in grado di influire sulla vita politica del continente, respingendo le ingerenze imperialiste degli Stati Uniti e dei suoi alleati. In ballo, sono le sorti di un processo storico di emancipazione e progresso, che ha consentito a milioni di latino-americani di uscire dalla povertà. Ciò è ancora piùsignificativo se si tiene conto che tali progressi sono stati raggiunti nel quadro di un modello economico internazionale dominante che, al contrario, aumenta la povertà e la disuguaglianza.Al di là degli errori commessi dal governo venezuelano è evidente che la crisi economica internazionale, così come il drastico calo del costo del petrolio, non possono certo imputarsi al governo: accettare questo distorto piano della discussione rischia di portare fuori strada. La sinistra e i comunisti sono impegnati in una ben più rigorosa analisi dei limiti che hanno espresso le esperienze di governo in questo quindicennio. Si tratta di una discussione pubblica che ha luogo negli spazi politici costruiti dai partiti della sinistra e dai movimenti sociali latino-americani e che verte sul modello socio-economico e produttivo. Vale dunque la pena affrancarsi dalle letture elusive e stereotipate, suggerite dai grandi mass-media nostrani, e ricollocare il dibattito sul Venezuela nella più ampia riflessione sull'attualità del socialismo nel XXI° secolo.
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