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Venezuela, l’ipotesi del doppio governo e del conflitto prolungato (13/07/17 16:15)

Il problema della destra venezuelana è l’essersi proposta un obbiettivo senza i rapporti di forza necessari a raggiungerlo, anche se in realtà la decisione non è stata nazionale ma è venuta dal Nordamerica, dove si trova il livello strategico e operativo delle azioni in corso. Mancanza dei rapporti di forza perché, in sintesi, non si costruisce un governo attraverso la forza se non si ha dalla propria parte il peso delle classi popolari oppure quello delle Forze Armate Nazionali Bolivariane (FANB) e oggi, a novanta giorni dall’inizio di questo ciclo, la destra non dispone di nessuna di queste due variabiliQuesto non significa che la destra abbia abbandonato la sua politica rispetto a questi due ambiti. Nel caso delle classi popolari, ormai convinta di non riuscire a ottenerne l’adesione al suo appello politico per cacciare il governo, ha deciso di colpirle ancora di più con l’asfissia economica; in questo quadro si spiegano le azioni come l’incendio di un deposito di alimentari (60 tonnellate di cibo distrutte) destinati ai quartieri popolari, l’attacco a camion che trasportano derrate gestite dal governo, l’aumento dei prezzi: cercano di inasprire le condizioni materiali per provocare saccheggi organizzati dai loro gruppi di scontro.Rispetto alle FANB, hanno scelto diverse mosse contemporanee. Una è stata l’attacco armato sistematico, sia contro la base principale di Caracas (La Carlota), sia a caserme e battaglioni in diversi punti del Paese (l’ultimo, la notte di martedì scorso, a Acarigua, dove sono state rubate armi e ucciso un soldato), un’altra è il costante tentativo di fiaccare il morale dei militari attraverso attacchi sulle reti sociali e un terzo elemento, fin dall’inizio del ciclo, è stato di invitare pubblicamente le FANB a rifiutare gli ordini del governo e aderire al golpe; Julio Borges, presidente dell’Assemblea Nazionale (Parlamento, N.d.T), l’ha fatto ancora mercoledì scorso, promettendo il perdono ai soldati che dovessero aderire. Infine, come sempre ha fatto durante tutta la Rivoluzione, la destra ha lavorato nell’ombra per provocare il cedimento di un qualche settore militare.Il loro problema è che questa somma di tattiche non ha dato il risultato sperato; se non si ottiene l’appoggio di membri importanti delle FANB, lo scenario attuale si prolungherà e pare che si stiano preparando proprio per questo.L’ipotesi del conflitto prolungato avrebbe due assi centrali: quello politico e quello armato; rispetto a quello politico, l’hanno già annunciato, il piano è, oltre a non riconoscere il governo di Nicolás Maduro e l’Assemblea Nazionale Costituente, progredire nella creazione di nuovi poteri pubblici, il che significa tentare di mettere in piedi un governo parallelo. Per legittimare questa linea, già in fase di sviluppo, hanno indetto un plebiscito per il 16 luglio (anticipando le votazioni del 30 dove, tra i quesiti, ve ne sarà uno circa la creazione di nuovi poteri e di un governo unitario); la questione non è se il plebiscito sarà legale o no, né quanta gente vi parteciperà, ma sarà l’annuncio e la convalida internazionale di questa strategia.Il problema, su questo percorso, sarà dare peso reale ai nuovi poteri; non basta annunciare le cose perché queste accadano, pratica ricorrente nella destra, sarà importante la risposta delle alleanze internazionali, oltre all’inasprimento della strategia violenta. Rispetto a quest’ultima, la destra dispone di un vantaggio e ha un problema: il vantaggio è che hanno lavorato per legittimare la loro violenza, e in gran parte ci sono riusciti, in particolare sul piano internazionale, dove dispongono della partecipazione attiva dei grandi mezzi di comunicazione e dell’apparato dell’imperialismo. In Venezuela, secondo la matrice imposta, non esistono paramilitari, gruppi di scontro addestrati, bande di delinquenti finanziate per causare distruzioni, ma si tratterebbe di studenti, popolo affamato, giovani che resistono alla dittatura e tutte le azioni violente (lancio di granate sul Tribunale Supremo dall’elicottero, incendio di generi alimentari ecc.) sono giustificate o se ne attribuisce la paternità alllo stesso governo Maduro.Il loro problema è che legittimare non basta, bisogna anche avere forza materiale sul terreno e, pur essendo vero che hanno dispiegato azioni su vasta scala, per diversi giorni e in diverse città, non paiono in condizione di sostenere questa posizione in uno schema, per esempio, di “territori liberati”; hanno un vantaggio rispetto all’atteggiamento internazionale, ma non è così a livello nazionale, la loro violenza li danneggia, li espone al rifiuto e sembra che manchi loro la capacità di gestire la piazza per un piano di queste dimensioni.Questo scenario potrebbe prolungarsi, le loro azioni violente, per il momento anonime, potrebbero acquisire identità politica e potrebbe essere pubblicamente dispiegata una struttura armata, anche differenziata dai partiti dell’opposizione, come già si intravede dalle differenze tra la Mesa de Unidad Democratica e la cosiddetta resistenza; per alimentare tale struttura, dispongono di due retroguardie: lo stato di Táchira e la Colombia.È difficile prevedere dove potrebbe portare un quadro con queste caratteristiche; alcuni dirigenti della destra lasciano intravedere i loro progetti, come Juan Requesens di Primero Justicia, che in un forum ha affermato: “Per arrivare a un’invasione straniera, dobbiamo passare da questa fase”.Vi sono altri interrogativi che troveranno risposta nelle prossime settimane; uno di questi è se la destra, o almeno una sua parte, ai primi di agosto iscriverà i suoi candidati alle elezioni per i governatori che si terranno a dicembre; se non lo facesse, sarebbe un’ulteriore conferma del punto di non ritorno, dell’impossibilità di risolvere il conflitto mediante un dialogo tra le parti, diventerebbe più chiara l’ipotesi del conflitto prolungato in attesa di un cedimento delle FANB o di un intervento straniero a un altro livello. Se iscrivessero i loro candidati, si tratterebbe di un’indicazione del fatto che la risoluzione avrebbe una parte elettorale.Lo scenario cambierà anche in funzione del risultato del 30 luglio: un’alta partecipazione darebbe legittimità e base politica al chavismo; uno scenario avverso inasprirebbe lo scontro. La destra farà tutto il possibile per non arrivare a questa data e, quel giorno, la cosa più probabile è che metteranno in atto uno schema di assedio ai seggi elettorali, alle strade, ai trasporti mediante il dispiegamento della loro struttura armata e della facciata pubblica del loro nuovo strumento in costruzione: i “Comitati di Salvataggio della Democrazia”; il Consiglio Elettorale Nazionale ha già annunciato che ogni seggio sarà protetto.Dato questo scenario, il ciclo apertosi all’inizio di aprile non sembra prossimo a una risoluzione; gli USA hanno deciso di spingere il Venezuela ai suoi limiti politici, sociali, culturali, comunicativi, armati e vogliono riconquistare, attraverso la destra al governo, il potere politico, subordinare l’economia ai loro interessi e dispiegare una vendetta di massa su un movimento storico. Il chavismo sta affrontando una guerra complessa, integrale, alla quale deve rispondere con intelligenza e puntare pienamente, come seppe fare Hugo Chávez, sui poteri creatori del popolo.*trad. it. Gorri
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