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Potere al Popolo, la rappresentanza dall'opposizione sociale all'opposizione comunista (27/12/17 12:07)

“Potere al Popolo”: un semplice incontro per una lista elettorale la cui formazione appare necessitata dall’esigenza di rappresentare – almeno – l’opposizione sulla base dell’immediatezza delle contraddizioni sociali che pesano enormemente sui ceti sfruttati in nome dell’inestinguibile contraddizione di classe? Oppure un luogo nel quale i comunisti riavviano la riflessione per porsi ancora le domande irrisolte del ‘900? Potremmo affermare di aver compiuto almeno un passo avanti se la domanda appena sopra esposta interrogasse ancora seriamente i soggetti che stanno cercando di dar vita a quest’opportunità elettorale pur nella loro diversità di strutturazione e di collocazione sociale. C’è bisogno, questo è il punto che s’intende toccare attraverso questo intervento, di un salto di qualità, oserei scrivere di un “salto nella politica”: dalla coalizione al progetto di partito, dall’opposizione sociale quasi costretta a esprimersi sulla base della stretta imposta da una drammatica contingenza, all’opposizione comunista, organicamente rappresentativa anche nelle istituzioni di una soggettività strutturata progettualmente. Ricordiamo allora le domande irrisolte sulle quali la diaspora dei primi decenni del 2000 ha addensato la nebbia dell’oblio ma che rimangono intere da riflettere; 1) L’allargamento del senso della “politica” al complesso della vita, non intendendo proprio la politica soltanto come atto separato dalle contraddizioni del quotidiano. In essa va coinvolto l’insieme dell’essere nella sua multiformità, ed è stato questo un passaggio che non siamo mai stati ancora capaci di compiere. Su questo punto il partito politico costituisce ancora il luogo obbligato per misurarsi con la realtà nel senso del trasformarla? 2) Il dominio dello sfruttamento si è ancora allargato nel suo peso sulla condizione umana, ben oltre a quello che poteva apparire un tempo prendendo in esame soltanto le dinamiche insite in quella che si definiva “contraddizione principale”. E’ possibile non solo prendere atto di questo dato ma considerare appieno come la lotta allo sfruttamento si collochi ormai come frontiera ben più avanzata e determinata in campi non completamente conosciuti rispetto alla storia del movimento operaio? 3) E’ ancora la rappresentanza politica all’interno del limite dello Stato – Nazione il riferimento essenziale di questo concetto “allargato e intrecciato di lotta di classe”? La globalizzazione sta arretrando nei suoi punti politici essenziali; nuove dinamiche di pericolosa contrapposizione si situano alla guida del mondo e qui, nella vecchia Europa, il progetto sovranazionale è fallito. Si pongono dunque di nuovo (se mai fossero stati abbandonati) i temi dell’internazionalismo e appunto della rappresentanza politica “nazionale”, nel senso di una necessità inderogabile di una “opposizione permanente” portata avanti in nome di “un’altra società”. Tre spunti di riflessione, sicuramente esposti attraverso un eccesso di schematismo, che potrebbero però essere utili a chi non intende fermarsi al solo incontro elettorale cercando anche di muoversi dalle proprie posizioni di partenza per cercare ancora.
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