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CONTRO IL SETTARISMO (LIBERAZIONE) (03/02/10 09:15)

di Claudio Grassi Una delle malattie più gravi della sinistra è il settarismo. I grandi dirigenti comunisti lo hanno sempre contrastato duramente. Basti pensare alla lotta intrapresa da Gramsci contro Bordiga, nei primi anni di vita del Partito Comunista d’Italia. La vittoria di Gramsci – che produsse quel documento straordinario per l’epoca che furono “le Tesi di Lione” – fu decisiva per portare i comunisti su una linea che si rivelò fondamentale per sconfiggere il fascismo e per costruire un grande Partito comunista. Il settarismo lo contrastò anche Togliatti che nel 1943, con la svolta di Salerno, costruì una vasta alleanza senza la quale non si sarebbe sconfitto il fascismo e non si sarebbero cacciati i nazisti. Senza quelle scelte l’Italia non avrebbe avuto la Costituzione, firmata, appunto, anche da Umberto Terracini. Si potrebbero fare molti altri esempi, ma non mi sembra necessario. Perché ho deciso di scrivere questo articolo sul settarismo? Perché credo sia il peggior nemico, oggi, per la ricostruzione di un Partito comunista con basi di massa e per ricostruire una sinistra che non sia un semplice “sfogatoio” o un ritrovo di reduci. So che scrivendo queste cose vado contro il pensiero di molti compagni e compagne. Ma voglio dire quel che penso poiché ritengo che l’errore più grave che possa fare un dirigente sia lisciare il pelo a certe posizioni per non rendersi impopolari. Per esempio sono rimasto colpito dal fatto che in Puglia Rifondazione Comunista abbia dovuto sudare sette camicie prima di decidere che alle primarie era del tutto logico appoggiare Nichi Vendola. Per non parlare di alcuni settori della sinistra più “ortodossa” che, pur di non votare Vendola, hanno votato Boccia. Come si spiega un atteggiamento del genere? Ha una logica politica? Certamente no. Nonostante tutte le critiche che giustamente abbiamo mosso e muoviamo a Vendola, non possiamo non riconoscere che le sue posizioni sono sicuramente più di sinistra rispetto a quelle di Boccia. Non è un caso che, se avesse vinto Boccia, l’Udc sarebbe entrata nella coalizione, e che, avendo invece vinto Vendola, ne resta fuori. Perché allora queste resistenze? Perché prevale, appunto, il settarismo. Che ti fa vedere come nemico principale quello che ti sta più vicino, magari quello con cui hai condiviso, fino a poco tempo prima, la militanza nello stesso partito. La stessa cosa avvenne anche nel 1998, quando i Comunisti Italiani se ne andarono da Rifondazione. Ricordo che per parecchi anni era proibito anche solo nominarli, mentre oggi, giustamente, si sta facendo assieme uno sforzo sia per riunificare le forze comuniste, sia per dare vita alla Federazione. Ci abbiamo messo 12 anni! Dobbiamo aspettarne altrettanti per dialogare con Sinistra, Ecologia e Libertà? Anche il dibattito sulle alleanze elettorali, a mio giudizio, è fortemente segnato da questa impronta settaria. La discussione, infatti, spesso si astrae dal contesto concreto, dai rapporti di forza, dalle leggi elettorali, da quello che pensa la maggior parte delle persone. Si parte dall’assunto che siccome le altre forze della sinistra hanno fatto cose che non condividiamo allora non dobbiamo fare alleanze con loro. Come se andando da soli il problema si risolvesse e la nostra azione politica diventasse più efficace! Come ho già avuto modo di dire, nell’ultima tornata amministrativa dello scorso anno Rifondazione Comunista in molte realtà è andata da sola, ma questo non ha affatto comportato un aumento dei consensi, che anzi in genere sono diminuiti in rapporto alle realtà dove ci siamo coalizzati. Inoltre, con gli sbarramenti che ormai sono ovunque, questo comporterebbe non avere alcuna rappresentanza nelle istituzioni locali e questo è molto grave. Non perché, come si usa dire, “abbiamo bisogno delle poltrone”, ma perché i ceti sociali più deboli hanno bisogno che le loro lotte trovino sostegno anche nelle istituzioni! L’impostazione settaria di rifiutare qualsiasi forma di alleanza è l’altra faccia della medaglia di chi le alleanze le vuole fare a prescindere. Entrambe rinunciano alla lotta e si sostanziano in due forme di subalternità. La Lega Nord è alleata ovunque con Berlusconi: qualcuno può dire che per questo ha perso il suo profilo, la sua identità, la sua autonomia? E’ vero il contrario. Un progetto forte, una politica di alleanze che le consente di incidere e quindi di rendere credibile la sua proposta politica: questo sta alla base del successo della Lega. Io credo che il nostro limite, di Rifondazione Comunista e delle Federazione della Sinistra, non siano le alleanze, ma la mancanza di credibilità (dilapidata con infinite scissioni e con le scelte compiute al tempo del governo Prodi) e di un organico e convincente progetto di società. Quindi, anziché dedicare tutte le nostre energie al contrasto interno, dovremmo procedere con impegno nella costruzione dell’unità tra le forze comuniste e anticapitaliste (la Federazione) e nella individuazione di alcuni punti di programma (“le bandiere fissate nella testa della gente”), che sappiano indicare una via d’uscita concreta dal disastro in cui ci ha portato il capitalismo.
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