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"Smart working, il rischio serio รจ che si ritorni a forme moderne di sfruttamento". Il Domenicale di Controlacrisi, a cura di Federico Giusti (19/07/20 09:51)

Una nuova economia si muove attorno allo smart working e al contempo anche dispositivi di sorveglianza e una nuova organizzazione del lavoro che mira direttamente al lavoro a progetto e alla misurazione dei risultati riportandoci indietro nel tempo, al vecchio cottimo, alle retribuzioni proporzionate al lavoro effettivamente fornito, alla quantità del prodotto lavorato. Abbiamo definito lo smart working come cottimo 4.0, non è illegale tanto che questa modalità di pagamento viene disciplinata anche dal codice civile, la paga avviene in base al risultato e non alle ore effettivamente lavorate. Tanti anni or sono il sindacato si mobilito' contro il cottimo giudicandolo una forma di sfruttamento medievale, causa anche di infortuni e morti sul lavoro, una forma di sfruttamento antico che imponeva ritmi e tempi di lavoro insostenibili. Attorno allo smart working si sono agitate acque perigliose e divisioni ataviche ma tutte le posizioni, fautori del lavoro agile e detrattori che hanno bollato i dipendenti pubblici come nulla facenti, hanno evitato l'argomento del cottimo. E alimentando la confusione, sovente ideologica, il capitale italiano sta provando a fare il salto di qualità verso una organizzazione del lavoro, nel pubblico e nel privato, che preveda migliaia di dipendenti in modalità agile. Dietro al cottimo si cela la individualizzazione del rapporto di lavoro, una sorveglianza a distanza che impone orari e rendicontazioni giornaliere per altro estranee al lavoro a progetto, fatto sta che oggi registriamo un pericoloso mix tra la modalità agile e sistemi di controllo asfissianti che alla lunga imporranno, in modo piu' o meno occultato, prestazioni lavorative piu' lunghe e maggiori carichi di lavoro. Il ritardo culturale e politico del sindacato è evidente, scaturisce dalla supina accettazione dei processi di ristrutturazione capitalistica nella illusione di poterli governare o concertare. E sullo sfondo dello smart si muovono gli interessi attorno al 5g perchè la modalità agile presuppone processi di innovazione tecnologica e digitale, un sistema di reti e collegamenti moderni e veloci, investimenti pubblici, agevolazioni fiscali e finanziamenti alle imprese e al sistema pubblico visto che la digitalizzazione dei servizi al cittadino è ancora lontana in gran parte del paese. Assecondare allora lo smart in maniera acritica non aiuterà i lavoratori pubblici e privati, anzi rischia di favorire il ritorno di forme moderne di sfruttamento, un colossale business attorno al 5g e in questo ingranaggio rischiano di venire stritolati non solo lavoratori e lavoratrici ma anche il potere di contrattazione e di acquisto. In che modo? Pretendendo, ad esempio, mansioni spettanti a livelli superiori senza un euro in piu', facendoci lavorare da casa con perdite salariali, allontanando i lavoratori e le lavoratrici dai luoghi di lavoro per imporre loro regole individuali che alla fine ne indeboliranno il potere di acquisto e contrattuale alimentando la conflittualità interna tra forza lavoro. E con lo smart molte lavoratrici potranno fare a meno di servizi (ulteriore risparmio per il welfare) che invece dovrebbero essere garantiti per anziani e infanzia al fine di garantire una migliore qualità della vita e dei servizi pubblici. Di questo e non di ataviche contrapposizione i sindacati dovrebbero parlare.
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