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"Quello che manca nella Fase 2 รจ il punto di vista dei lavoratori e delle lavoratrici". Il Domenicale di Controlacrisi, a cura di Federico Giusti (03/05/20 09:41)

Se le parole e le ordinanze fossero sufficienti a combattere il contagio, oggi non avremmo ancora quasi 300 morti la giorno.Nei fatti sono stati drasticamente ridotti i numeri dei decessi e dei ricoverati nelle terapie intensive ma ancora elevato è il numero dei contagi a dimostrazione che siamo partiti troppo tardi con i test sierologici e i tamponi. In giro registriamo ancora molti positivi asintomatici e non è dato sapere, per i positivi senza\con sintomi, quali saranno le conseguenze sul loro stato di salute.Tante parole ad occultare una situazione di emergenza, si diffonde ottimismo per recuperare consensi verso la riapertura di tante attività che andranno a produrre merci per un mercato fermo e ancora incapace di assicurare vendite e acquisti.Due mesi non sono stati sufficienti per riorganizzare personale e servizi della Pubblica amministrazione, il lavoro intelligente (o presunto tale) ossia lo smart potrebbe essere interrotto dalla seconda metà di Maggio con un ritorno in massa nei luoghi di lavoro senza certezza che nel frattempo i vari Enti abbiano predisposto interventi indispensabili a salvaguardare salute e sicurezza della forza lavoro.Il paese si va dividendo tra fautori delle riaperture(dal centro destra a Italia Viva, dalla associazioni datoriali a Confindustria) e sostenitori del Governo per un progressivo ritorno alla normalità. Quello che manca è il punto di vista dei lavoratori e delle lavoratrici, degli operatori della sanità e di quanti combattono in prima linea il virus.Nel frattempo siamo in ritardo nella proroga degli ammortizzatori sociali (le nove settimane accordate sono prossime alla scandeza), siamo in ritardo nella annunciata reinternalizzazione di tanti servizi.Vengono intanto a galla le omissioni in materia di spesa sanitaria, alcune Regioni avrebbero (il condizionale è d'obbligo se non vogliamo prenderci una querela) evidenziato un deficit di spesa sanitaria a che all'atto pratico non si sta dimostrando tale stando a quanto leggiamo su alcuni giornali (ad esempio Il Manifesto). La nostra fondata paura è che la spesa sanitaria sia stata ridotta per andare a coprire altri buchi, le settimane future saranno necessarie per avere informazioni dettagliati e dati incontrovertibili.Intanto i soldi agli enti locali diminuiscono, ai Comuni mancano ancora 10 miliardi di euro, pari ai mancati introiti derivanti da tasse e imposte sospese, in percentuale gli Enti locali potrebbero avere un buon 15\20 % in meno nei Bilanci e non è dato sapere quali saranno le conseguenze della ridotta liquidità.Sono poi in agguato le regole dell'austerità e del pareggio in Bilancio (di toglierlo dalla Costituzione nessuno parla....), non si è accordato ai Comuni la possibilità di presentare bilanci in deficit da qui ai prossimi tre anni, misure indispensabili se non vogliamo scaricare sulla cittadinanza e sulla forza lavoro i costi delle minori entrate.E in ogni caso la soluzione del deficit per un triennio negli Enti locali, sarebbe una scelta lungimirante per altro suggerita anche da economisti liberal.Ma al di là della necessità di un fondo straordinario e l’ampliamento delle capacità di indebitamento, restano vigenti ancora tutte le leggi dell'austerità in presenza delle quali ci sarà solo il contenimento della spesa e la carenza di liquidità.Senza ricorrere a soluzioni rivoluzionarie, la classica distinzione tra spese in conto capitale e correnti è del tutto superata, allo stesso tempo non sarà possibile affrontare le difficoltà dei prossimi mesi\anni con la gigliottina del pareggio di bilancio e del contenimento di spesa, consapevoli che il Boia prima o poi scioglierà il nodo con cui la gigliottina è sospesa sopra le nostre teste. E allora, sciolto il nodo arriverà solo la morte degli enti locali nel rispetto dei tetti di spesa e delle regole della austerità
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