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"Il decreto dignità ha rivisto la normativa relativa ai contratti a termine". Il Domenicale di Controlacrisi a cura di Federico Giusti (26/08/18 08:30)

Sul decreto dignità le critiche pervenute dai padroni e dal sindacato complice sono indirizzate alla contrazione degli spazi destinati agli accordi collettivi, che pure c'era nel jobs act. Il sistema delle deroghe ha permesso di stravolgere gli stessi contratti nazionali, è servito per accrescere la flessibilità, ridurre il costo della manodopera aumentando i carichi di lavoro e sottraendo al contempo potere di contrattazione al sindacato stesso. Possiamo sicuramente, anzi dovremmo farlo senza peli sulla lingua, criticare il decreto dignità ma senza assumere come nostri i punti di vista dei padroni, del resto sono rimasti fuori argomenti salienti come il ripristino dell'articolo 18, la cancellazione della Fornero in materia di licenziamenti.Il Dl 87 entra nel merito della durata e delle causali dei contratti a termini, introduce alcuni limiti alla durata dei contratti (da 36 a 24 mesi), circoscrive proroghe e rinnovi, ma la contrattazione collettiva conosciuta in questi anni è stata funzionale a stravolgere e aggirare i contratti stessi con la partecipazione attiva dei sindacati complici. La difesa formale del contratto nazionale nascondeva ben altro, il venir meno del contratto nazionale stesso, lo strapotere delle deroghe e della contrattazione di secondo livello a uso e consumo dei padroni.Sta qui la differenza con Il Jobs Act (in particolare l'articolo 51, Dlgs 81/2015) che demandava alla contrattazione collettiva, ovviamente con i soliti sindacati, il compito di rivedere e aggiustare le regole da applicare. Il ricorso al contratto a tempo determinato e ai contratti precari è stato l'elemento caratterizzante delle politiche del personale nelle aziende private e pubbliche degli ultimi 30 anni, non crediamo sia sufficiente un decreto legge ma sicuramente il fatto che ci sia rappresenta uno strumento utile a favorire il contratto a tempo indeterminato.L'obiettivo è di limitare il tempo determinato alla durata di 12 mesi (senza rinnovi che avrebbero bisogno della cosiddetta causale). Le strade battute fino ad oggi erano quelle di incentivare le aziende, di favorirle con sgravi fiscali e aiuti di varia natura. Ma una volta esaurito il finanziamento di stato anche i contratti a tempo indeterminato sono crollati. E' indubbio, corriamo anche un altro rischio, ossia favorire il turnover del tempo determinato in modo da non creare una forza lavoro che un domani possa anche accampare diritti per la stabilizzazione, questo è un aspetto taciuto da molti ma degno di essere approfondito perchè alla fine quello che conta è l'aumento dei posti di lavoro per far fronte a una disoccupazione di massa soprattutto per i giovani e le regioni del Meridione.Altro aspetto da approfondire è quello relativo ai contratti di prossimità che potrebbe aggirare il limite dei 12 mesi e soprattutto andrebbero, come accade dal 2011, ad aggirare i contratti nazionali.Alla luce di queste considerazioni possiamo leggere il decreto dignità in ottiche diverse ma il problema resta comunque altro: un contratto nazionale puo' servire per aggirare delle normative quando un tempo rappresentava piuttosto una garanzia a tutela dei lavoratori stabilendo delle regole valide erga omnes. Al contrario, i contratti collettivi, sono stati utilizzati da un lato per favorire il welfare aziendale e soprattutto previdenza e sanità integrativa (cogestite con il sindacato), dall'altro per demandare alla contrattazione di secondo livello innumerevoli deroghe peggiorative per la forza lavoro.Per favorire lo smantellamento del contratto nazionale, o meglio per piegarlo ai voleri padronali, sono state necessarie anche delle nuove regole in materia di rappresentanza con il famigerato accordo del 2014 che lega mani e piedi il sindacato al rispetto di regole che ne minano la stessa esistenza in termini conflittuali e nell'interesse esclusivo della forza lavoro.Nell'estate 2018, tra crolli di ponti e una emergenza ambientale da anni taciuta o sottovalutata, sarebbe opportuno riaprire la discussione su innumerevoli questioni, sulle privatizzazioni, sul ruolo dello stato, sulle regole che disciplinano la forza lavoro , sui servizi pubblici stessi, al contrario si parla di altro, per esempio la rievocazione della Primavera di Praga a 50 anni di distanza. Autolesionismo o incapacità di leggere la realtà , pur complessa, che abbiamo di fronte? Rinuncia a cambiare lo stato delle cose presenti per guardare al passato senza trarne insegnamenti?
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