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Lavoro minorile, la denuncia della Fao: 108 milioni di bambini lavorano in agricoltura. Erano 98 milioni nel 2012 (12/06/18 19:21)

Lavorano nelle serre che producono pomodori, oppure nella raccolta di patate e fagioli. A contatto di pesticidi, alle alte temperature. Ore e ore passate nei campi invece che sui banchi di scuola. I bambini non devono lavorare. Eppure sono 152 milioni i bambini che lavorano e la maggioranza, 108 milioni, sono sfruttati in agricoltura. Un fenomeno che dal 2012 a oggi è aumentato. La denuncia viene dalla Fao in occasione dell’odierna Giornata mondiale contro il lavoro minorile.I minori che lavorano in agricoltura erano 98 milioni nel 2012. Oggi sono diventati 108 milioni. Guerre, conflitti, disastri naturali legati al clima e migrazioni forzate hanno spinto centinaia di migliaia di bambini nel lavoro minorile. Dice la Fao: “Dopo anni di costante declino, il lavoro minorile in agricoltura negli ultimi anni ha ripreso a crescere, a causa anche dell’aumento dei conflitti e delle catastrofi provocate dal clima. Questa preoccupante tendenza non solo minaccia il benessere di milioni di bambini, ma mina anche gli sforzi per porre fine alla fame e alla povertà”. Un esempio è quanto accade in Libano. Spiega la Fao: “Le famiglie nei campi profughi siriani in Libano, ad esempio, sono inclini a ricorrere al lavoro minorile per assicurare la sopravvivenza della famiglia. I bambini rifugiati svolgono una serie di compiti: lavorano nella produzione di aglio, nelle serre per la produzione di pomodori, nella raccolta di patate, fichi e fagioli. Sono spesso esposti a molti pericoli e rischi, come pesticidi, scarsa igiene del campo, alte temperature e affaticamento nel fare lavori fisici impegnativi per lunghi periodi”.I dati sul fenomeno dicono che quasi tre bambini su quattro che lavorano sono occupati nell’agricoltura. Dei 152 milioni di bambini lavoratori, la stragrande maggioranza – 108 milioni – vengono occupati in agricoltura, nell’allevamento del bestiame, nella silvicoltura o nell’acquacoltura. Quasi il 70% del lavoro minorile è lavoro familiare non retribuito. L’incidenza del lavoro minorile nei paesi colpiti da conflitti armati è del 77% superiore alla media globale. Quasi la metà di tutto il lavoro minorile del mondo avviene in Africa – 72 milioni, un bambino su cinque, e la stragrande maggioranza lavora in agricoltura – seguita dall’Asia con 62 milioni. L’obiettivo di fermare la fame passa necessariamente da quello di fermare il lavoro minorile nei campi. I bambini che lavorano non possono studiare: la loro infanzia è rubata e anche il loro futuro, perché viene loro impedito di accedere a lavori migliori, in condizioni più dignitose. “I bambini che lavorano per lunghe ore continueranno probabilmente a ingrossare le fila degli affamati e dei poveri. Poiché le loro famiglie dipendono dal loro lavoro, questo priva i bambini dell’opportunità di andare a scuola, il che a sua volta impedisce loro di ottenere posti di lavoro e redditi decenti in futuro – ha dichiarato il Vice Direttore Generale della FAO, Daniel Gustafson – Poiché oltre il 70% del lavoro minorile in tutto il mondo si svolge in agricoltura, è fondamentale integrare il lavoro minorile nelle politiche agricole nazionali e affrontare la questione a livello di nucleo familiare. Altrimenti aggraverà ulteriormente la povertà e la fame nelle aree rurali. Dobbiamo spezzare questo circolo vizioso se vogliamo ottenere progressi verso gli obiettivi di sviluppo sostenibile. Fame Zero non è possibile senza Zero lavoro minorile”.
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