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Sempre piĆ¹ dura la lotta alla Catelfrigo dopo l'accordo discriminatorio firmato dalla Cisl (06/02/18 14:08)

Alle 6 di ieri mattina, senza alcuna comunicazione, sono entrati nel sito della Castelfrigo di Castelnuovo Rangone (MO) vari lavoratori che non provenivano dal gruppo dei 75 che attualmente stanno presidiando l’azienda per protestare contro il licenziamento subito il 29 dicembre scorso. Si tratta dell’ennesima provocazione della Castelfrigo nella gestione di fatto della forza lavoro all’interno del proprio sito produttivo, infatti, di tutti i 127 lavoratori in forza alle false cooperative di manodopera agli inizi di novembre, ci sono state solo le ricollocazioni gradite all’azienda: 1. la prima, quella degli inizi di gennaio, costituita dai 52 lavoratori rioccupati senza soluzione di continuità grazie all’accordo discriminatorio tra Castelfrigo e il sindacato “Fai-Cisl Emilia Centrale”, un accordo che prevedeva, come di fatto è avvenuto, la somministrazione alla Castelfrigo stessa, tramite l’agenzia interinale Sapiens, solo per i 52 lavoratori che non avevano scioperato; 2. la seconda, quella di ieri, costituita da un primo gruppo di 6 di lavoratori (su un totale di 21) ai quali era già scaduto il contratto a termine entro la fine di ottobre 2017 e che non erano compresi nell’ultima procedura di licenziamento collettivo. Le ricollocazioni effettuate non seguono alcun criterio di giustizia sociale, come ad esempio l’anzianità di servizio o il carico di famiglia, ma solo il criterio discriminatorio tra chi ha scioperato e chi no, tra chi è gradito alla direzione aziendale della Castelfrigo e chi no. Viene umiliato anche il ruolo delle istituzioni regionali e delle organizzazioni sociali che, con l’Accordo del 29 dicembre 2017, avevano concordato un percorso di ricollocazione.“Si sta permettendo che Castelfrigo detti un modello sociale di assoluta prepotenza e di indisponibiltà al confronto – dichiara Marco Bottura della Flai Cgil di Modena. – Vengono espulsi e tenuti fuori i 75 lavoratori che hanno avuto il coraggio di denunciare il sistema delle false cooperative all’interno dell’azienda, un sistema che sfrutta i lavoratori e che sottrae risorse alle collettività per milioni di euro ogni anno. Staremo dalla parte di quei lavoratori, anche con forme estreme di mobilitazione, perché la lora battaglia è una battaglia di giustizia sociale per tutti coloro che stanno subendo queste discriminazioni”.
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