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Caritas, in un rapporto la condizione miserrima e paraschiavile dei migranti in Italia (04/12/18 22:10)

Il 71 per cento dei braccianti immigrati non iscritto all'anagrafe, il 7o per cento senza contratto, il 36 per cento senza acqua potabile, il 30 senza servizi igienici, una stima di diciotto o ventimila accampati negli slum del Sud, l'89 per cento incapace di esprimersi nella nostra lingua: sono solo alcuni dei numeri dolenti raccontati da «Vite sottocosto», il secondo Rapporto Presidio della Caritas, l'organismo pastorale della Cei. Numeri che, incrociati a quelli dell'Osservatorio Placido Rizzotto della Cgil (tra i 70 e i 100 mila lavoratori stranieri occupati in forma «para-schiavistica» nel nostro settore agroalimentare), formano il perimetro di una vasta questione nella quale la vergogna del caporalato è soltanto un lato, il più facile da approcciare: prendersela con quattro criminali non costa molto, altro è attaccare i meccanismi della grande distribuzione e della filiera produttiva illegale che, assieme alla cattiva accoglienza, compongono il quadro. Prigioni di plastica Un quadro significativo perché esteso da Nord a Sud. I volontari hanno contattato 4.954 lavoratori di 47 nazionalità grazie all'appoggio di tredici diocesi e all'impegno di un gruppo di studiosi coordinato da Nera Campanella: dai 385 immigrati intercettati a Saluzzo, in Piemonte, ai 1.083 di Ragusa in Sicilia, passando per i presidi di Foggia e Caserta, Latina e Cerignola, Melfi e Oppido Mamertina. Il sociologo Leonardo Palmisano racconta questo universo concentrazionario dove spesso si dorme in capannoni accanto al veleno dei bidoni di fertilizzanti: «Casolari, abitazioni diroccate, baracche, rimesse per gli attrezzi (...) delineano una sorta di topografia dello sfruttamento (...). Il datore di lavoro è in grado di assicurarsi oltre alle prestazioni di lavoro agricolo, anche, indirettamente, funzioni di guardiania dei locali aziendali da parte della stessa manodopera». Ultimi contro penultimi, come sempre. La prima immigrazione tunisina, sindacalizzata, combatte una feroce lotta contro i nuovi arrivati, romeni, spesso rom, disposti a diventare in silenzio nuovi servi della gleba, con le famiglie al seguito, i bambini senza scuola abbandonati in baracca tutto il giorno, le ragazze costrette a corvée sessuali. 
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