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"Diritto alla d/istruzione del sapere?". Il domenicale di Controlacrisi, a cura di Federico Giusti (07/01/18 10:31)

Non sono un docente ma un operaio, esistono diritti sociali inalienabili dei quali tutti sono deputati a parlare, ebbene tra questi diritti rientra anche la istruzione in balia di un ministro dall'insicura sintassi e di litigiosi sindacali attivi tra ricorsi e microvertenze che riflettono il fallimento del sistema di reclutamento dei docenti.Tra pochi giorni arriverà il contratto scuola, un accordo fotocopia di quello del comparto funzioni centrali (i ministeriali) di cui abbiamo già negativamente parlato, eppure di questo accordo quasi nessuno parla , i sindacati di base silenti impegnati a presentarsi agli occhi dei diplomati magistrali come i loro paladini. Sia ben chiaro, la protesta degli insegnanti, diplomati o laureati che siano, è sacrosanta perchè mai dal dopoguerra ad oggi questa categoria è stata trattata con tanta supponenza e approssimazione. Per questo guardiamo con simpatia a ogni istanza conflittuale e culturale che provenga dal mondo della scuola.Il primo domenicale dell'anno vogliamo dedicarlo alle insegnanti e agli insegnanti, perchè sono l'ultima frontiera prima della terra di nessuno, la terra dell'ignoranza, dell'imbarbarimento culturale e morale. Gran parte dei\lle docenti sono per altro ignari della loro funzione sociale, chi ha frequentato le assemblee dei sindacati di base della scuola sa bene quanto corporativa sia l'adesione e la sempre piu' sporadica partecipazione della categoria.Alla riapertura dell'anno 2018, le scuole vivranno il loro primo sciopero, infatti poco prima di Natale, una sentenza del Consiglio di Stato ha rovesciato il parere di un'altra sentenza, del 2015, che riconosceva il valore abilitante del diploma magistrale se conseguito entro il 2001. Con l'ultima sentenza viene ristabilito il titolo di studio della laurea e cosi' quasi cinquemila (ma sui numeri effettivi esistono pareri discordanti) docenti in ruolo rischiano di perdere il posto. Un ministero capace di assumere decisioni all'insegna dell'equità avrebbe da tempo individuato qualche soluzione politica per quanti negli anni erano stati illegittimamente estromessi dalle Graduatorie ad esaurimento (dalle quali si può essere immessi in ruolo), salvaguardando i diritti di chi già era inserito a pieno titolo. Al contrario il Miur non ha mosso foglia alimentando cosi' i ricorsi giuridici ai quali i docenti, precari o di ruolo, hanno affidato le loro sorti. Siamo in presenza di una involuzione degli stessi sindacati di base che ormai privilegiano, anche per la scarsa combattività della categoria e soprattutto dell'arrendevolezza sindacal politica degli ultimi arrivati (gli anni di Berlusconi e di Prodi hanno lasciato il segno), la via giudiziaria a discapito di vertenze e forme di lotta vere e proprie. Ci mettiamo nei panni dei circa 5000 insegnanti, prima immessi in ruolo con riserva e oggi a rischio, destinati magari a qualche corso universitario abilitante (a loro oneroso carico) o ai corsi di preparazione per il prossimo ed eventuale concorso presso i centri di formazione di qualche sindacato che ormai ha perso la sua ragione sociale per approdare al business dei corsi formativi . Esiste tuttavia un'alternativa meno costosa ma di certo avvilente: il cosiddetto Fit , quel tirocinio formativo e quasi a titolo gratuito che dura tra due e tre anni ed oggi è riservato ai precari della scuola secondaria con almeno 360 giorni di servizio. Sullo sfondo dei ricorsi è in corso una autentica guerra tra poveri, per esempio i precari in Graduatoria ad esaurimento da un giorno all'altro sono stati scavalcati in graduatoria. Alcune soluzioni debbono essere trovate, per esempio il riconoscimento degli anni di servizio per chi ha svolto il proprio lavoro anche con il solo diploma magistrale, l'aggiornamento delle graduatorie di istituto ma a tale scopo serve l'intervento della ministra dalla grammatica insicura, possa anche sbagliare un congiuntivo o inserire un' h dove non sta, tuttavia, anche per lei (!), è arrivato il momento delle decisioni, di rivedere l'intero sistema di reclutamento e preparare un vero piano di stabilizzazione dei precari. Sullo sfondo intanto si agitano (si fa per dire visti i contenuti) i programmi elettorali in materia di scuola, nessuno a criticare la buona scuola e quell'alternanza scuola\lavoro dentro l'economia della promessa a legittimare il lavoro gratuito. E' sconcertante leggere l'assuefazione della politica alla visione del mondo scuola di Confindustria. Il partito democratico straparla di formazione e didattica innovativa e allo stesso tempo asseconda la riduzione dei licei da 5 a 4 anni continuando a parlare di competenze nel caso della alternanza tra scuola e lavoro, Forza Italia propone l'apprendistato nei percorsi scolastici (una proposta avanzata da Confindustria e non avversata dalla Fedeli) e pensa, come la Lega che vorrebbe per altro solo concorsi regionali, ad albi sempre regionali per il reclutamento degli insegnanti, il Mov 5 stelle ha poche idee in merito ma giudica utile l'alternanza purché sia di maggiore qualità e con fondi e strutture di supporto a presidi e imprenditori (??) , Liberi e Uguali parla timidamente di alternanza volontaria e di stabilizzazione dei precari. Se il futuro dell'istruzione dipenderà dai programmi dei partiti per le elezioni politiche di Marzo, i docenti e gli studenti faranno bene a svegliarsi riappropriandosi dei loro spazi per portare istanze conflittuali e di effettivo cambiamento direttamente al Ministero. Tra i sindacati che ormai si limitano solo ai ricorsi legali e i partiti della Buona scuola, l'istruzione sta messa proprio male.
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