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Cgil, "un congresso senza regole e contro le regole". La denuncia del documento di minoranza (25/02/14 15:26)

“Pronti a non certificare i risultati delle assemblee Cgil nei luoghi di lavoro”. La prima fase del congresso della Cgil, quella che si è svolta a contatto con i lavoratori, si è appena chiusa. E i rappresentanti del documento Cremaschi sparano a zero contro il sindacato perché, secondo loro, l’andazzo non può certo definirsi un grande esempio di trasparenza e democrazia. Anzi, in molti casi esce fuori in modo marchiano che ci sono state assemblee fantasma. Tutto documentato in un dossier. Stavolta non siamo in presenza di qualche semplice aggiustamento di fronte alla necessità di far “quadrare i conti” rispetto al peso di ciascuna area nel direttivo nazionale. Stavolta siamo "contro le regole". E la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato il l’oscuramento, poco prima che cominciasse la conferenza stampa, dei dati nazionali. Quanti partecipanti? Quanti voti al primo documento, quello di maggioranza, e quanti al secondo? Anche agli stessi rappresentanti dell'opposizione interna in Commissione di garanzia nazionale è stato negato qualsiasi accesso ai numeri. Motivo? La “pratica” deve prima passare per il direttivo nazionale, che si svolgerà domani. Sono molti i passaggi politici che interferiscono con il congresso, quindi, tra cui il nodo non sciolto dei rapporti tra la maggioranza che attualmente governa la Cgil e la Fiom. Un tema delicato che passa quasi interamente per la vicenda dell’accordo del 10 gennaio. La conferenza stampa di Barbara Pettine, Fabrizio Burattini, Franco Grisolia, Eliana Como e Sabina Morandi, si svolge quindi cercando di trovare un filo con i dati che si hanno a disposizione, ovvero con quelli delle assemblee in cui sono potuti intervenire rappresentanti del documento “Il sindacato è un’altra cosa”. Il dato generale è che la partecipazione reale alle assemblee è stata molto meno della metà di quella che potrebbe uscire alla fine certificata e che laddove il secondo documento è riuscito ad essere presente la percentuale media ottenuta è intorno al 10% mentre dai tabulati della Cgil potrebbe uscire il 2%. Inoltre, mentre la partecipazione osservata direttamente non supera il 20% girano numerosissimi verbali in cui si parla di un 100%. E tra questi, in molti casi il secondo documento non h apreso nemmeno un voto. “Come mai in nessuna delle assemblee nelle quali era presente il relatore di minoranza – sottolineano Burattini e gli altri – la partecipazione ha superato il livello del 40-50%, mentre nelle grandi assemble a cui il relatore di minoranza non è stato messo in grado di presenziare tutti gil iscritti hanno partecipato, votato e votato per il documento di maggioranza”.Nonostante questo clima il secondo documento ha segnato comunque alcuni successi di grande rilievo, come alla Seve (Fiat) dove il conteggio finale dà 112 voti a loro mentre al primo 87. A Melfi, poi, “Il sindacato è un’altra cosa” non ce l’ha fatto per un solo voto. A Mirafiori c’è il dieci per cento pieno per il secondo documento, così come a Cassino. E, infine, alcune punte di diamante come alla Same di Bergamo, dove è stato strappato un risultato a grande maggioranza. Come sottolinea Eliana Como, "è successo che laddove siamo stati presenti molti che prima nemmeno conoscevamo hanno deciso di sostenerci". E’ curioso come la Cgil abbia da poco firmato un accordo sulla cosiddetta democrazia e nella realtà dei fatti la musica sia questa. E’ tutto un complotto? Secondo quanto denunciano gli aderenti al secondo documento non si contano i casi di mancata convocazione dei rappresentanti per l'esposizione del documento, oppure di cambiamenti dell'ultimo minuto. In molti casi i rappresentanti sindacali si sono presentati e non hanno trovato l'assemblea, salvo poi scoprire che c'era tanto di verbale con le percentuali di partecipazione. Insomma, come scrivono in un documento siamo in presenza di un "congresso senza regole e contro le regole".
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