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Ma la Cgil sta difendendo adeguatamente la Fiom dalla Fiat? (06/08/13 23:30)

In pieno agosto, con il caldo africano e la tempesta di sabbia, alla Fiom l’onere e l’onore della risposta all’arroganza Fiat. Lo farà oggi con una conferenza stampa sui temi della “democrazia costituzionale” a cui ha invitato Lorenza Carlassare, Don Luigi Ciotti, Stefano Rodotà, Gustavo Zagrebelsky. Quest’ultimo, tanto per capirci, è quell’illustre costituzionalista che all’indomani del varo di ‘Fabbrica Italia’ disse che la multinazionale dell’auto stava progettando un vero e proprio ‘Stato di polizia’ in cui i sindacati firmatari non avevano altra funzione che quella di far ‘eseguire gli ordini’ del capo. Un passaggio obbligato quello dei metalmeccanici della Cgil, che in questa fase, di fronte alla chiusura totale della Fiat e alla sua personalissima interpretazione della sentenza della Corte Costituzionale sulla discriminazione nei confronti del sindacato di Landini, si trovano ancora una volta senza adeguata difesa da parte della Cgil. Eppure la “personalissima interpretazione” ha tutta l’aria di essere una imposizione, se non addirittura un ricatto vero e proprio. Insomma, per dirla in due parole: Marchionne non ha nessuna intenzione di far rientrare il sindacato antagonista nei propri siti produttivi così come hanno disposto i magistrati. Ma questo non scalda i cuori della Cgil, come del resto non è mai accaduto dal 2010 a questa parte. Da quando, cioè, Camusso, e tutto il gruppo dirigente, maturarono una evidente ambiguità sul ricatto imposto a Pomigliano. La Fiom nel mentre, ha continuato per la sua strada, un po’ facendo finta di niente un po’ lamentandosi e protestando anche. Anzi, a dire la verità, il sindacato dei metalmeccanici ci ha messo anche quella che si dice parecchia buona volontà, dando il semaforo verde all’accordo del 31 maggio con Cisl Uil e Confindustria, che forse qualche problema di ‘democrazia costituzionale’ ce l’aveva. Se non altro per quel gap sulla platea effettiva delle sigle sindacali che per godere della partecipazione alle elezioni delle Rsu devono per forza aderire all’accordo. All’indomani Landini disse che il neo andava sanato con una legge. Evidentemente lo sforzo della Fiom non è stato abbastanza apprezzato. La Fiom, per la Cgil continua ad essere un problema. E non manca frangente, ormai, in cui il nodo non torni a galla. Del resto, la divaricazione che si è aperta proprio all’indomani dell’accordo del 31 maggio 2013 lascia poco spazio alle mediazioni. La Fiom pensa che il valore della legge sia centrale all’interno delle relazioni sindacali mentre la Cgil sta per abbandonare questo architrave della sua azione. Architrave, sì, perché fino a prova contraria è stato l’elemento storico di distinzione tra Cgil e Cisl. Ora non lo è più, evidentemente. E questo avrebbe, diciamo così, poco peso se riguardasse il solo perimetro dei rapporti tra organizzazioni sindacali. Il punto è che investe la democrazia dei cittadini e dei lavoratori nel rapporto con i sindacati da una parte e all’interno del luogo di lavoro dall’altra. E attribuisce un potere enorme alle organizzazioni nazionali. Nel caso della rottura consumata al tavolo del confronto con la Fiat, poi, il buco è stato fin troppo evidente. Non solo, di fronte all’arroganza della Fiat che non intende applicare alla lettera la sentenza della Corte costituzionale, non c’è stato alcun comunicato ufficiale, ma una semplice battuta del segretario generale Susanna Camusso nel corso di una kermesse tra aperitivi e mise estive. Quello che più inquieta è che Camusso stessa lascia intendere senza troppi “se e ma” che allo stato la trattativa con la Fiat potrebbe passare nelle sue mani. Un modo elegante, e definitivo, per consumare la messa fuorigioco delle tute blu e costruire l'ennesima soluzione al di fuori della legge, in questo caso della Costituzione della Repubblica italiana . L’ipotesi non è così peregrina e si sostanzia con il fatto che Camusso ha lasciato intendere di essere pronta ad una eventuale chiamata da parte di Marchionne. Passaggio formale non del tutto scorretto visto che all’incontro con Landini l’ad di Fiat non era presente, per non meglio chiariti impegni americani. Lui, quindi, non è stato certo ‘bruciato’ dallo scontro. Il nodo dei rapporti tra l’attuale maggioranza che governa la Cgil e la Fiom non è di oggi. E si trascina almeno dall’ultimo congresso. Oggi in vista della nuova assise il tema si ripropone, aggravato dalla crisi e da quella che possiamo definire ‘la variabile Marchionne’. E’ chiaro che la soluzione alla vicenda Fiat è il terreno sul quale si consumerà lo scontro. La Fiom non può permettersi di star fuori e nemmeno di rientrare alle condizioni imposte dall’azienda. Non c’è spazio di contrattazione, anche se la Cgil pensa di sì. E lo pensa in virtù di uno schema non più basato sulla legge. Per carità, la natura del sindacato è fare accordi. Di solito ciò avviene sulla base di una piattaforma e di una mobilitazione. Quando c'è una violazione così forte della Costituzione da parte del padrone e quando le mobilitazioni sono state per scelta messe in sordina perché si privilegia l'arma del collateralismo politico non ci sono tante altre scelte che quella del ricorso giuridico. E’ Marchionne ad aver messo, con la sua uscita da Confindustria, l’intero sistema industriale sotto ricatto. Per assurdo, invece di pagare il pegno di chi si è autoescluso, Marchionne sta gestendo la sua debolezza come un punto di forza. E fa questo approfittando del fatto che ormai il sistema economico-finanziario italiano ha perso qualsiasi centro e, dall’altra parte, che la politica, soprattutto quella istituzionale, ha rinunciato del tutto alle sue funzioni di indirizzo. Da una parte c’è il collateralismo codista della Cgil, che spera nel ‘padrone buono’ per la benevolenza del quale deve curare soprattutto le relazioni con gli altri sindacati dentro una logica di unità sindacale di facciata che non fa certo bene ai lavoratori; dall’altra la battaglia sui valori della ‘democrazia costituzionale’ della Fiom.  
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