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Chiusure domenicali, le associazioni dei consumatori contro il Governo che le vuole limitare (07/09/18 15:13)

Parte l’iter per tornare alle serrande abbassate di domenica. In Commissione attività produttive alla Camera sono state definite le procedure per superare le liberalizzazioni sull’orario di apertura dei negozi introdotte dal Governo Monti. Fra i ddl presentati, quello a firma della leghista Barbara Saltamartini prevede negozi aperti solo nelle domeniche di dicembre e in altre quattro domeniche o festività durante l’anno. Otto aperture in tutto.Il testo introduce dunque la chiusura domenicale obbligatoria e affida a comuni e regioni la determinazione delle regole, con un tetto di otto aperture e con l’individuazione delle aree del territorio e dei giorni nei quali gli esercenti possono derogare all’obbligo di chiusura festiva e domenicale. Esistono anche altri progetti di legge. Uno presentato dal Movimento 5 Stelle prevede per “ogni comune l’apertura del 25 per cento degli esercizi commerciali per ciascun settore merceologico in ciascuna domenica o giorno festivo, comunque non oltre il massimo annuo di dodici giorni di apertura festiva per ciascun esercizio commerciale“.Parte dunque il processo per abrogare le liberalizzazioni degli orari di apertura dei negozi, come annunciano gli esponenti politici leghisti e pentastellati su Facebook. Ha scritto Barbara Saltamartini: “Oggi (ieri, ndr) in commissione attività produttive abbiamo iniziato iter per rivedere le assurde liberalizzazioni del Governo Monti sugli orari di apertura degli esercizi commerciali. Cambiamo rotta per non penalizzare più i piccoli commercianti e le botteghe storiche, e ridare a lavoratori e famiglie la libertà della domenica”. Così invece Michele Dell’Orco del Movimento 5 Stelle, sempre sui social network: “Come definito ieri in una riunione tra M5S e Lega, insieme a Davide Crippa e Barbara Saltamartini, oggi (ieri, ndr) in commissione attività produttive definito l’iter per rivedere le liberalizzazioni di Monti sugli orari di apertura degli esercizi commerciali. Si va verso le chiusure festive e domenicali con possibilità di alcune deroghe che verranno definite nelle prossime settimane. Tuteleremo chi lavora nei centri commerciali e i piccoli negozianti distrutti dalla grande distribuzione. Una battaglia iniziata nel 2013 che finalmente prende forme definite.”Fra le prime reazioni si segnala quella positiva di Confesercenti. “Apprendiamo con soddisfazione la presentazione in Commissione Attività Produttive della proposta di legge della Lega, a prima firma dell’onorevole Barbara Saltamartini, che disciplina gli orari di apertura degli esercizi commerciali. Era tempo di dare un segnale a migliaia di italiani, imprenditori e lavoratori, che aspettano un intervento correttivo sulla deregulation totale oggi in vigore – dice la sigla – Le liberalizzazioni delle aperture delle attività commerciali, introdotte dal governo Monti a partire dal 1^ gennaio 2012, avrebbero dovuto dare una spinta ai consumi, grazie all’aumento delle opportunità di acquisto per i consumatori. Ma che non sembra essersi trasformato in acquisti reali: nel 2017 le vendite del commercio al dettaglio sono state inferiori di oltre 5 miliardi di euro ai livelli del 2011, ultimo anno prima della liberalizzazione. È importante, a questo punto, arrivare ad una revisione dell’attuale regime con una norma condivisa e sostenibile. Noi non chiediamo di stare chiusi sempre, ma di restare aperti solo quando e dove necessario, come ad esempio nelle località turistiche”.Di diverso avviso il Codacons che parla di provvedimento “inaccettabile”. “Se il Governo vuole uccidere il commercio in Italia, l’iter avviato è sicuramente quello giusto – commenta il presidente Carlo Rienzi – Una fetta consistente di negozi riesce a sopravvivere proprio grazie agli acquisti che i consumatori fanno nei giorni di festa, quando cioè le famiglie sono libere di uscire e girare per le vie dello shopping e i centri commerciali. Vietare le aperture domenicali e nei giorni festivi si tradurrebbe in una condanna a morte per migliaia e migliaia di piccoli esercizi, in un momento storico in cui i consumi sono già al palo”.“Siamo d’accordo sulla necessità di combattere il precariato e lo sfruttamento dei lavoratori – prosegue Rienzi – ma la soluzione non può certo essere il blocco delle liberalizzazioni, soprattutto quando incombe l’e-commerce che attira un numero sempre crescente di consumatori. Si deve optare quindi per il lavoro domenicale su base volontaria, con il pieno riconoscimento dei diritti dei lavoratori, in modo da offrire garanzie senza danneggiare il commercio e i consumatori”.“Il Governo ci riporta all’Età della pietra! – esclama Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori – E’ incredibile che con tutti i problemi irrisolti di questo Paese si tolga l’unica liberalizzazione fatta dopo le lenzuolate Bersani. Invece di preoccuparsi di far riaprire i negozi, si preoccupano di chiuderli, tornando al passato e al vecchio”.Francesco Iacovone, dei Cobas, ha giudicato positivo il provvedimenoto anche perché risponde alle esigenze dei lavoratori e riflette gli impegni elettorali della maggioranza. 
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