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"La fiscalità generale? Ad uso e consumo delle imprese". Il domenicale di Controlacrisi, a cura di Federico Giusti (14/01/18 10:00)

Nei giorni scorsi, sulle pagine de Il Sole 24 ore, un ministro (Carlo Calenda) e un sindacalista (Marco Bentivogli) hanno scritto a 4 mani un lungo articolo sul rilancio del sistema industriale italiano. Strano a dirsi, due soggetti che in teoria dovrebbero rappresentare interessi antetiteci la pensano allo stesso modo, il che induce a riflettere sull'effettivo ruolo dei sindacati complici L’articolo è interessante, non solo ne consigliamo la lettura integrale (Il sole 24 ore 12 Gennaio 2018) ma vogliamo partire da quanto scritto per dire la nostra in materia di industria iniziando dalle linee guida che per Governo e Sindacato sono praticamente le medesime, ossia perseverare nella riduzione del deficit e nelle politiche Renzi \Gentiloni che avrebbero consentito aumento di Pil e contenimento della inflazione. Le politiche di austerità non solo hanno determinato un’Europa a due velocità (su questo rinviamo al recente libro di Alessandro Somma edito da Imprimatur) ma indebolito i consumi, disinvestito laddove sarebbe stato necessario spendere anche per la ripresa occupazione. Ad oggi il “Piano industriale per il Paese” è fatto solo di chiacchere, di sgravi fiscali alle imprese, di politiche fiscali che stanno impoverendo le casse dello Stato (e dell’Inps il che induce a ipotizzare, tra 30 anni, scenari apocalittici con pensionati alla fame), di politiche occupazionali destinate a rafforzare il lavoro precario e gratuito. La nozione stessa di crescita ed investimenti andrebbe discussa perché il nostro paese sta messo peggio di molti altri in Europa, ha un elevato numero di disoccupati tra le donne e i giovani, non sa ricollocare i quarantenni che perdono lavoro. La coppia perfetta (chiameremo cosi’ il Ministro e il Sindacalista) mette in guardia dal cadere in un secondo shock sistemico, bacchetta gli avversari politici e il loro senso di irresponsabilità nel promettere agli elettori mari e monti. Non siamo in presenza di una autentica difesa della fiscalità generale (seguita da logiche distributivi egualitarie per favorire soprattutto le fasce sociali meno abbienti) ma l’utilizzo della stessa a uso e consumo delle imprese, è stata questa la politica del Governo Renzi e dei sindacati complici sempre pronti a favorire previdenza e sanità integrative tacendo sulla contrazione del welfare. La coppia agita lo spettro del default e lancia agli industriali un messaggio chiaro: crediate in noi, nel compromesso tra sindacato e Governo rappresentato dal Partito democratico, diffidate dei fautori del neoliberismo sfrenato (quello che propone una tassazione unica per l’operaio e il grande imprenditore) che alla occorrenza si presenta in termini populisti promettendo la eliminazione della Legge Fornero (dagli stessi per altro votata in Parlamento)Nei giorni scorsi, sulle pagine de Il Sole 24 ore, un ministro (Carlo Calenda) e un sindacalista (Marco Bentivogli) hanno scritto a 4 mani un lungo articolo sul rilancio del sistema industriale italiano. Strano a dirsi, due soggetti che in teoria dovrebbero rappresentare interessi antetiteci la pensano allo stesso modo, il che induce a riflettere sull'effettivo ruolo dei sindacati complici L’articolo è interessante, non solo ne consigliamo la lettura integrale (Il sole 24 ore 12 Gennaio 2018) ma vogliamo partire da quanto scritto per dire la nostra in materia di industria iniziando dalle linee guida che per Governo e Sindacato sono praticamente le medesime, ossia perseverare nella riduzione del deficit e nelle politiche Renzi \Gentiloni che avrebbero consentito aumento di Pil e contenimento della inflazione. Le politiche di austerità non solo hanno determinato un’Europa a due velocità (su questo rinviamo al recente libro di Alessandro Somma edito da Imprimatur) ma indebolito i consumi, disinvestito laddove sarebbe stato necessario spendere anche per la ripresa occupazione. Ad oggi il “Piano industriale per il Paese” è fatto solo di chiacchere, di sgravi fiscali alle imprese, di politiche fiscali che stanno impoverendo le casse dello Stato (e dell’Inps il che induce a ipotizzare, tra 30 anni, scenari apocalittici con pensionati alla fame), di politiche occupazionali destinate a rafforzare il lavoro precario e gratuito. La nozione stessa di crescita ed investimenti andrebbe discussa perché il nostro paese sta messo peggio di molti altri in Europa, ha un elevato numero di disoccupati tra le donne e i giovani, non sa ricollocare i quarantenni che perdono lavoro. La coppia perfetta (chiameremo cosi’ il Ministro e il Sindacalista) mette in guardia dal cadere in un secondo shock sistemico, bacchetta gli avversari politici e il loro senso di irresponsabilità nel promettere agli elettori mari e monti. Non siamo in presenza di una autentica difesa della fiscalità generale (seguita da logiche distributivi egualitarie per favorire soprattutto le fasce sociali meno abbienti) ma l’utilizzo della stessa a uso e consumo delle imprese, è stata questa la politica del Governo Renzi e dei sindacati complici sempre pronti a favorire previdenza e sanità integrative tacendo sulla contrazione del welfare. La coppia agita lo spettro del default e lancia agli industriali un messaggio chiaro: crediate in noi, nel compromesso tra sindacato e Governo rappresentato dal Partito democratico, diffidate dei fautori del neoliberismo sfrenato (quello che propone una tassazione unica per l’operaio e il grande imprenditore) che alla occorrenza si presenta in termini populisti promettendo la eliminazione della Legge Fornero (dagli stessi per altro votata in Parlamento)Nei giorni scorsi, sulle pagine de Il Sole 24 ore, un ministro (Carlo Calenda) e un sindacalista (Marco Bentivogli) hanno scritto a 4 mani un lungo articolo sul rilancio del sistema industriale italiano. Strano a dirsi, due soggetti che in teoria dovrebbero rappresentare interessi antetiteci la pensano allo stesso modo, il che induce a riflettere sull'effettivo ruolo dei sindacati complici L’articolo è interessante, non solo ne consigliamo la lettura integrale (Il sole 24 ore 12 Gennaio 2018) ma vogliamo partire da quanto scritto per dire la nostra in materia di industria iniziando dalle linee guida che per Governo e Sindacato sono praticamente le medesime, ossia perseverare nella riduzione del deficit e nelle politiche Renzi \Gentiloni che avrebbero consentito aumento di Pil e contenimento della inflazione. Le politiche di austerità non solo hanno determinato un’Europa a due velocità (su questo rinviamo al recente libro di Alessandro Somma edito da Imprimatur) ma indebolito i consumi, disinvestito laddove sarebbe stato necessario spendere anche per la ripresa occupazione. Ad oggi il “Piano industriale per il Paese” è fatto solo di chiacchere, di sgravi fiscali alle imprese, di politiche fiscali che stanno impoverendo le casse dello Stato (e dell’Inps il che induce a ipotizzare, tra 30 anni, scenari apocalittici con pensionati alla fame), di politiche occupazionali destinate a rafforzare il lavoro precario e gratuito. La nozione stessa di crescita ed investimenti andrebbe discussa perché il nostro paese sta messo peggio di molti altri in Europa, ha un elevato numero di disoccupati tra le donne e i giovani, non sa ricollocare i quarantenni che perdono lavoro. La coppia perfetta (chiameremo cosi’ il Ministro e il Sindacalista) mette in guardia dal cadere in un secondo shock sistemico, bacchetta gli avversari politici e il loro senso di irresponsabilità nel promettere agli elettori mari e monti. Non siamo in presenza di una autentica difesa della fiscalità generale (seguita da logiche distributivi egualitarie per favorire soprattutto le fasce sociali meno abbienti) ma l’utilizzo della stessa a uso e consumo delle imprese, è stata questa la politica del Governo Renzi e dei sindacati complici sempre pronti a favorire previdenza e sanità integrative tacendo sulla contrazione del welfare. La coppia agita lo spettro del default e lancia agli industriali un messaggio chiaro: crediate in noi, nel compromesso tra sindacato e Governo rappresentato dal Partito democratico, diffidate dei fautori del neoliberismo sfrenato (quello che propone una tassazione unica per l’operaio e il grande imprenditore) che alla occorrenza si presenta in termini populisti promettendo la eliminazione della Legge Fornero (dagli stessi per altro votata in Parlamento)
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