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La scuola riapre dimezzata: orari ridotti e precariato (15/09/20 09:49)

Assenti ingiustificati. Oltre cinque milioni di studenti sono tornati in classe in 12 regioni Dopo gli annunci poche certezze su organici, spazi e didattica. Conte si è detto «soddisfatto» che «le attività scolastiche siano riprese in modo ordinato»È iniziata una scuola dimezzata, molto diversa da quella annunciata dal governo. Dopo sei mesi di chiusura totale per bloccare la diffusione del Covid ieri cinque milioni e seicentomila studenti sono tornati nelle classi di Lazio, Emilia Romagna, Lombardia, Molise, Marche, Toscana, Liguria, Piemonte, Sicilia, Umbria, Valle d’Aosta, Veneto e provincia di Trento. Hanno trovato meno ore di lezione o di durata inferiore, entrate e uscita scaglionati, lezioni alternate in presenza e online con classi divise in aula e a casa per mancanza di spazi. E, per chi non ha trovato spazio in parrocchie, teatri, tende o moduli prefabbricati costruiti a tempo di record è prevista una settimana al mese di video-lezioni e le altre in presenza per alcune ore al mattino. C’è chi invece alternerà un giorno a casa e un altro in classe fino a dicembre, per il momento. Questa scuola del tempo diminuito chiuderà tra pochi giorni per lasciare spazio ai seggi delle elezioni regionali e per il referendum. E riprenderà a scacchiera la prossima settimana quando, giovedì 24, aprirà anche in Puglia, Calabria, Basilicata, Abruzzo e Campania. LA MINISTRA dell’Istruzione Azzolina ha assicurato che «solo» 50 mila studenti (su un milione) non avranno gli spazi adeguati per il distanziamento sociale e dovranno portare la mascherina in attesa di una soluzione. Ieri è apparso drammaticamente il rovescio di questo ragionamento. La corsa a ricavare spazi in un’edilizia fatiscente come quella italiana ha provocato quasi una tragedia. A Sansepolcro (Arezzo) uno studente di 16 anni è stata trasportato all’ospedale fiorentino di Careggi per i traumi e le fratture riportate dalla caduta di un lucernario. L’incidente è avvenuto durante l’ora di ricreazione in uno spazio adiacente l’edificio. L’ATTESO e nervoso ritorno a una parvenza di normalità, sempre nel timore di nuove quarantene di classi o interi istituti (com’è accaduto ieri in una scuola materna paritaria a Bari), ha rivelato quella che potrebbe essere la didattica durante quest’anno: mescolata («blended» nella neoligua della pedagogia neoliberale), cioè frammentata tra presenza e online. E, per ora, senza intervallo, la «ricreazione» dalla disciplina. Per evitare contatti tra le classi in molti casi la ritualità del tempo liberato è stata annullata o rimodulata per classi. I primi segnali della costruzione di una nuova cittadinanza virale dove la protezione della salute può arrivare a danneggiare il diritto all’istruzione, la garanzia di una libertà passa dalla distanza, dall’autocontrollo e dal rispetto reciproco. Paradossi sono stati così descritti dal preside del liceo Tasso di Roma: «Andiamo verso una sorta di militarizzazione, ma c’è da scegliere. Vogliamo restare a scuola il più possibile? Allora bilanciamo le regole per assicurare il diritto alla salute e all’istruzione anche nei tracciamenti. Perché se non ci riusciamo chiudiamo. Ne parlerò con i ragazzi». QUESTO DISPOSITIVO, basato sulla responsabilizzazione dei comportamenti, e non sull’imposizione di un comando, si è mosso dentro e anche fuori dalla scuola. Per esempio a Lodi e nel resto della provincia dove, a diverse fermate di autobus e scuolabus, all’entrata e all’uscita dalle scuole, polizia e carabinieri hanno controllato il rispetto del distanziamento e l’obbligo delle mascherine. Per motivi dettati essenzialmente dal risparmio governo e regioni hanno convenuto di aumentare la capienza massima del trasporto all’80%. LA SCUOLA dimezzata è un problema sia per i genitori che a metà mattinata potrebbero essere costretti a riprendere i figli più piccoli da scuola, con evidenti problemi per il lavoro e i redditi, spesso precari. Ed è un problema soprattutto per gli organici dei docenti e del personale precario. S 85 mila posti le nomine sono state meno di 30mila. I presidi nomineranno i supplenti, anche se le graduatorie online sono piene di errori e si parla di contestazioni e ricorsi. I 70 mila «docenti e personale Covid» e licenziatili con «giusta causa» e senza indennizzo in caso di lockdown potrebbero non bastare, mentre continuerà la girandola infernale sul sostegno. Per dare un’idea della gravità della situazione andiamo all’istituto Pio La Torre a Torrevecchia, un’area di Primavalle a Roma. Un bambino di nove anni è stato rispedito a casa perché mancava il docente di sostegno. Oltre ai lavoratori, i più colpiti dalla povertà educativa saranno i più vulnerabili. Il governo ha avuto sei mesi per fare riforme strutturali. Da aprile non ha ascoltato il movimento «Priorità alla scuola». E, a chi come i sindacati, chiedeva una seria programmazione ha risposto con l’infondata accusa di «sabotatori». La realtà è quella vista ieri: poche certezze sull’organico, sugli spazi, sui banchi (arriveranno entro ottobre per il commissario Arcuri), riduzione del tempo scuola. Il premier Conte, in un vertice a Palazzo Chigi, si è detto «soddisfatto» che «le attività scolastiche siano riprese in modo ordinato». È l’ordine del caos, quello normale nella scuola italiana. Prima il Covid. E durante. Mattarella inaugura l’anno scolastico a Vo’ Euganeo«L’inaugurazione dell’anno scolastico, mai come in questa occasione – ha detto ieri il presidente della Repubblica Sergio Mattarella sul prato dell’istituto «Guido Negri» di Vo’ Euganeo dove c’è stata la prima vittima italiana per il Covid- ha il valore e il significato di una ripartenza per l’intera società. Se si è data continuità alla didattica pur in condizioni di inedita difficoltà questo è stato possibile grazie alla dedizione, all’impegno e al forte senso della missione educativa degli insegnanti». La ministra dell’istruzione Lucia Azzolina ha paragonato la scuola a Ulisse e al suo viaggio: «È arrivato il momento di riportarla al centro del sis
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