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"La civiltà del lavoro". Piece teatrale di Antonio Sanna (intervista audio). A Roma (teatro Tordinona) dal 20 al 25 febbraio (21/02/18 06:28)

Il lavoro come fatica, il lavoro come schiavitù da far sopportare agli altri, come maledizione di dio, come benedizione per la salvezza, come indice di bontà e onestà, di corretta cittadinanza, il lavoro come fonte di felicità e d’infelicità, il lavoro come merce per creare profitto. Sono questi i concetti alla base della piece teatrale "La civiltà del lavoro", scritto e diretto da Antonio Gavino Sanna. La rappresentazione sarà a Roma dal 20 al 25 febbraio al teatro Tordinona. (clicca qui per ascoltare l'intervista). "Un excursus storico per scoprire che alcuni personaggi storici assolutamente insospettabili avevano già detto che il lavoro va diviso", afferma Sanna nell'intervista.Cinque attori, o meglio cinque esseri umani, viaggiano a ritroso nel tempo a cercare il senso di questa parola, che oggi viene detta, invocata ed evocata come non mai prima. E’ un viaggio alla ricerca del concetto di lavoro, del quale non siamo forse molto consapevoli.Un cammino che parte dalle origini della civiltà, quasi un percorso archeologico, in cui incontriamo tra gli altri Solone e Menenio Agrippa, Paolo di Tarso, Bertrand Russel e Maynard Keynes, oltre a tanti uomini e donne senza nome, che hanno vissuto e lavorato seguendo spesso una direzione incerta: “... non capiamo davvero cosa/ sarebbe giusto, se di più giusto c’è/ e ci affidiamo al tempo, che ci consuma”… nel tentativo di costruire una migliore condizione umana.Finché un personaggio, il Mercante, non interviene a trasformare ciò che era narrazione e rappresentazione in accadimento sul palcoscenico, portando nello spettacolo la stessa logica che ha innervato il progredire di quella che oggi chiamiamo civiltà. La realtà irrompe così nella sua rappresentazione, per renderla se possibile ancora più cruda.Il finale è un futuro ipotetico, estremo, il punto al quale questo modo di procedere sembra portare. Quel che continua a sopravvivere è l’utopia di un sogno. Con la speranza di poterlo un giorno sognare da svegli.
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