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"L'Università muore, soprattutto al Sud". L'assemblea nazionale della Flc-Cgil ad Arcavata della Calabria (24/01/18 16:34)

Si è conclusa oggi l’Assemblea Nazionale della FLC CGIL all’Università Arcavacata della Calabria, svolta con l’obiettivo di voler essere un’occasione di riflessione per condividere analisi e proposte che guardano ai grandi temi dell’università che si trova, da troppo tempo, in stato emergenziale. Emergenza indotta da un momento storico distruttivo, che si limita fotografare le disuguaglianze, senza un concreto impegno per ridurre le derive dei divari territoriali, politici e sociali, che punta tutto sulle grandi eccellenze e svuota tutti gli altri atenei. Un momento storico distruttivo che rende il sistema universitario selettivo, elitario e lontanissimo dal merito. Il dibattito, fitto e molto ricco, con tantissimi interventi da tutta Italia, ha restituito una volontà comune al sindacato e a tutta la comunità universitaria: rimettere al centro l’unità per ricostruire un sistema universitario nazionale con politiche nazionali, seppur differenziate, che potenzino il territorio nelle sue peculiarità.Al centro dell'analisi la condizione di acuta sofferenza in cui versa l'università italiana, colpita in questi anni da una forte deprivazione di risorse (mentre in Germania e Francia, ad esempio, si aumentavano i fondi), da una generale precarizzazione del lavoro, soprattutto nella ricerca e da un'assenza di prospettive strategiche per il futuro. In particolare, il segretario della FLC Francesco Sinopoli, ha sottolineato come in questi anni abbia pesato l'enorme riduzione delle immatricolazioni, dovuta all'innalzamento delle tasse che ha impedito a centinaia di migliaia di studenti della classe media impoverita di partecipare alla formazione universitaria. Inoltre, ha proseguito Sinopoli, si è approfondita la frattura tra atenei del nord e atenei del Mezzogiorno, in virtù di uno sciagurato sistema di valutazione messo in atto dall'Anvur, che ha premiato università già ricche e potenti, e ha devastato quelle del sud, con l'effetto di una migrazione intellettuale di massa da sud a nord che ricorda gli anni Sessanta e Settanta. Sono ormai più di 25mila ogni anno gli studenti del sud che vanno a immatricolarsi in atenei del nord. E ciò è un evidente freno per lo sviluppo dell'intero Mezzogiorno, poiché gran parte di essi difficilmente vi faranno ritorno. Insomma, ha ribadito Sinopoli, dinanzi a questo ennesimo allarme sulla condizione universitaria del nostro Paese, che va ben oltre le disuguaglianze tra sud e nord, è necessario avanzare politiche di riforma dell'intero sistema universitario, che sappiano - come accade in altri paesi europei - offrire qualità dell'insegnamento e accesso universale, condizioni di lavoro e di ricerca basati su standard europei, ponendo fine alla piaga del precariato, e soprattutto fare in modo che la maggiore spesa pubblica per l'universtà non sia dettata da vincoli di bilancio, ma assuma una sua precisa centralità, assieme al finanziamento che spetta all'intero sistema dell'istruzione nazionale, che va rimpinguato di risorse. Infatti, ha aggiunto Sinopoli, "il messaggio da Cosenza è dunque il seguente: noi vogliamo ricostruire i paradigmi di senso dell'università, a partire da una Costituente che ne definisca la missione per il XXI secolo, e per le generazioni future. Questo è il compito storico e politico che vogliamo assegnare alla FLC CGIL, consapevoli che è giunto il momento di una svolta vera ed efficace". Occorre pertanto riportare la riforma del sistema dell'istruzione e dell'università nell'alveo dei diritti e dei doveri prescritti dalla Costituzione, articoli 3, 33 e 34, perché, ha concluso il segretario generale FLC, "sappiamo che se non si apre una più generale vertenza nazionale per l'istruzione, l'università e la ricerca nel nostro Paese, andremo poco lontano. Tutti". “La scelta di fare un’assemblea nazionale dell’università qui in Calabria – ha dichiarato il Segretario Generale della CGIL  Susanna Camusso - è totalmente in controtendenza rispetto al modo in cui il Paese sta affrontando la questione. E che la FLC CGIL lo abbia fatto con un impegno nazionale lo è ancor di più. E’ segno che il lavoro che stiamo cercando di fare per riproporre il tema che non esiste un Paese che si riprende se persiste un divario tra nord e sud produce un’idea compiuta sul quale debbano essere le nostre priorità”. “Il messaggio sbagliato che si è diffuso in questi anni – ha continuato il Segretario Generale della CGIL - è che l’Università pubblica, così come tutte le altre istituzioni pubbliche, non sia essenziale per la vita dei cittadini. Questo è il vero divario del nostro Paese. Quello che dobbiamo fare è provare a ridare all’Istruzione la funzione primitiva di costruzione di cittadinanza e di lettura critica del mondo ai cittadini. E c’è solo un modo per farlo: ricostruire l’idea di un sistema universitario collettivo.” “Abbiamo una grande opportunità adesso – ha concluso Camusso - il rinnovo del Contratto. Rappresenta per noi un cambiamento di fase, che nessuno ci ha regalato ma che ci siamo guadagnati in anni e anni di lotte. Il Contratto ci potrà permettere di costruire un primo scalino fondamentale nel percorso verso un’Università infrastruttura che possa tornare a fare la vera differenza nella vita pubblica del nostro Paese”.
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