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"Quei professori che scioperano e guardano agli studenti come clienti". Il domenicale di Controlacrisi, a cura di Federico Giusti (03/09/17 09:42)

Dal 28 Agosto fino al 31 ottobre, almeno 5.444 tra docenti e ricercatori delle 79 università italiane sciopereranno in occasione dell’appello della sessione autunnale di esami nell’anno accademico 2016-2017. La protesta è stata lanciata dal Movimento per la dignità della docenza universitaria che rivendica (a ragione) il riconoscimento degli scatti stipendiali bloccati dal 2011.Quindi sciopero dei docenti e richiesta di un appello straordinario 15 giorni dopo.E’ uno sciopero che fa discutere e l’Unione degli studenti universitari (clica qui per leggere) lo giudica sbagliato nella modalità pur condividendone i contenuti e ricordando ai docenti che in questi anni hanno abbandonato al loro destino non solo gli studenti ma le altre figure che lavorano nella ricerca e nell’università, taciuto sui numeri chiusi, sulla progressiva distruzione del diritto di studio.Francamente la posizione degli studenti vicini alla Cgil è condivisibile anche se urgono alcune precisazioni. Che i docenti dopo 40 anni si attivino è positivo, che lo facciano per i loro scatti stipendiali dimenticando tutto il resto è frutto di miope autoreferenzialità, lo stesso discorso sulla meritocrazia diventa una sorta di incentivo (come scrive Francesca Coin) per normalizzare le disuguaglianze.La Cgil non parla (del resto ha sostenuto Expo) invece del lavoro gratuito all'interno dell'università, una piaga ormai diffusa che determina l'arretramento del potere di acquisto e di contrattazione di ricercatori e docenti oltre ad essere un insostenibile strumento di ricatto baronaleChi sciopera oggi trova il mio personale plauso ma, come scritto da altri, ci sono altre priorità e la crisi dell’università va letta e approfondita; gli studenti sono trattati come clienti e non parte attiva degli atenei, i ricercatori e i precari emarginati, le tasse universitarie, cresciute a dismisura, rappresentano ormai la fonte di sostentamento principale degli atenei.A fine giugno i docenti universitari hanno chiesto che gli scatti di stipendio, bloccati nel quinquennio 2011-2015, siano sbloccati a partire dal 1 Gennaio 2015 e non un anno dopo come previsto dalla Legge di Bilancio oltre al riconoscimento a fini giuridici\economici degli scatti arretrati. Un trattamento iniquo senza dubbio è quello riservato ai docenti ma parliamo di stipendi piu’ alti (anche se inferiori ai colleghi europei) di quelli riconosciuti alla media dei dipendenti pubblici ma lo ripetiamo, un diritto è un diritto e come tale va rispettato senza verificarne la compatibilità con i bilanci della Pubblica amministrazionePer quanto giusta e condivisa sia la rivendicazione degli scatti di anzianità ci chiediamo perché i blocchi delle assunzioni e dei finanziamenti alla ricerca non abbiano prodotto analoga mobilitazione. Sono solo gli scatti di anzianità il principale problema della docenza in Italia? Che dire della ricerca asservita alle logiche del profitto privato e degli atenei gestiti con logiche baronali con tante associazioni professionali che hanno alimentato corporativismi e divisioni?Non è retorica dire che l’accesso alla istruzione universitaria è una questione di classe (perché la situazione è decisamente peggiorata rispetto a 20\ 30 anni fa e i figli degli operai che si laureano sono sempre meno). Come cambiare una università che esclude sempre piu’ giovani per gli elevati costi legati agli affitti, alle tasse di iscrizione, all’acquisto dei materiali da studio.Lo sciopero dei docenti nasce da un problema sindacale reale, per quanto giusta sia la rivendicazione e la forma dello sciopero (chi è di avviso diverso alla fine sarà tra i fautori della limitazione ulteriore del diritto di sciopero) ma allo stesso tempo non basta perché si lascia fuori questioni dirimenti che riguardano tutta la forza lavoro nella ricerca e negli atenei, si dimentica la natura classista dell’università, la ricerca senza fondi e piegata per lo piu' a logiche di profitto privato. Non solo il diritto a percepire scatti e arretrati stipendiali, nell’arco di pochi anni sono migliaia i posti di lavoro perduti, il diritto alla istruzione è stato sepolto sotto i colpi dei tagli e di inadeguate procedure di reclutamento. E seppelliti i diritti, affermata la natura classista dell'istruzione universitaria, dimenticando l'esercito dei giovani senza lavoro e senza istruzione per i quali il Governo non ha alcun progetto, con il dilagante lavoro gratuito al posto di regolari contratti si realizza la marginalizzazione del Sud europa come sancito dalla perdita di laureati e di studenti, la riduzione dei ricercatori e le loro paghe da fame.
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